Viviamo in un tempo in cui molte ferite nascono dal cuore dell’uomo. C’è chi si sente superiore, chi manca di rispetto, chi calpesta la dignità degli altri, chi si lascia consumare dall’invidia e chi sparla senza scrupoli. Tutto questo avviene spesso per un solo motivo: sentirsi importanti, essere notati, osannati, messi al centro dell’attenzione. È il terreno fertile del narcisismo, dove l’io prende il posto di Dio e l’altro smette di essere fratello.
Chi vive così non ha timore di Dio. Non perché Dio incuta paura, ma perché manca quel santo rispetto che nasce dal riconoscere la Sua presenza. Quando il timor di Dio si spegne, si perde anche il senso del limite, del bene e del male. L’uomo si sente autorizzato a giudicare, a umiliare, a ferire, come se nessuno vedesse, come se nulla avesse conseguenze.
Sentirsi superiori è una menzogna profonda. Davanti a Dio non esistono gradini più alti: siamo tutti creature fragili, bisognose di misericordia. Eppure, quando l’ego prende il comando, l’altro diventa un ostacolo da superare, una minaccia da sminuire, qualcuno da mettere in ombra pur di brillare di luce propria.
L’invidia nasce proprio da qui: dall’incapacità di gioire del bene altrui. È una ferita dell’anima che trasforma la benedizione dell’altro in motivo di amarezza. Da essa scaturisce spesso il parlare alle spalle, il diffondere giudizi, il seminare sospetti. Sparlare diventa allora una forma di violenza silenziosa, che non lascia segni visibili ma lacera profondamente la dignità della persona.
Chi sparla non costruisce nulla, ma distrugge. E chi distrugge per sentirsi importante dimostra di avere un cuore vuoto, affamato di riconoscimenti, incapace di amare davvero. È il narcisismo spirituale, che non cerca la verità né il bene, ma solo l’applauso. In questo modo si calpesta l’uomo e, senza rendersene conto, si ferisce Dio stesso, perché ogni persona porta impressa la Sua immagine.
Il cristiano, però, è chiamato a un’altra strada. Gesù non ha mai schiacciato nessuno per emergere. Non ha mai umiliato per essere seguito. Ha scelto l’abbassamento, il servizio, il silenzio carico d’amore. Nel Vangelo la grandezza non sta nel primeggiare, ma nel servire; non nel dominare, ma nel donarsi.
A chi subisce queste cattiverie va detta una parola chiara e vera. Se sei ferito dal disprezzo, dall’invidia, dalle parole cattive, ricordati che il tuo valore non dipende dal giudizio degli uomini. Spesso chi ferisce lo fa perché è lui stesso ferito, povero dentro, lontano da Dio. Non permettere che il male ricevuto generi altro male nel tuo cuore.
Affida le tue ferite al Signore. Lui vede ciò che gli altri non vedono, ascolta ciò che nessuno ascolta, raccoglie ogni lacrima. Custodisci la tua dignità, non rispondere con la stessa moneta, non lasciarti rubare la pace. Trasforma il dolore in preghiera, il silenzio in offerta, la sofferenza in amore.
Scegli questa strada per la gloria del Signore. Non per apparire migliori, ma per restare fedeli al Vangelo. Quando rinunciamo alla superbia, all’invidia, alla maldicenza e al narcisismo, e scegliamo l’umiltà, il rispetto e la misericordia, forse non riceveremo applausi, ma renderemo gloria a Dio. E questo, per il cristiano, è tutto.
Nonostante il male che talvolta incontriamo, il cristiano non vive nella rassegnazione. Vive nella speranza. Sa che nulla di ciò che è vissuto, sofferto, offerto con amore va perduto. Anche quando il bene sembra non essere riconosciuto, anche quando l’umiltà non riceve applausi, Dio vede.
Chi sceglie di non sentirsi superiore, di non rispondere alla cattiveria con altra cattiveria, di custodire la dignità propria e altrui, spesso paga un prezzo. Ma è un prezzo fecondo. È il prezzo del Vangelo. Gesù stesso ci ha insegnato che la ricompensa non è immediata, né materiale, perché ciò che è fatto per il Signore non cerca tornaconti terreni, ma affida tutto al Padre.
Ogni gesto compiuto nel silenzio, ogni ferita accolta senza vendetta, ogni parola trattenuta per amore, ogni perdono donato costa, ma costruisce il cielo. Nulla andrà perso. Nulla sarà dimenticato. Ogni lacrima diventa seme di gloria eterna.
Per questo il cristiano continua a fare il bene, per la gloria del Signore, non per essere visto, lodato o premiato adesso. La nostra ricompensa non è qui, non è negli applausi, non è nei riconoscimenti umani. La nostra ricompensa è nelle mani di Dio, ed è infinitamente più grande di qualsiasi successo terreno.
Camminiamo dunque con fiducia. Anche se il mondo premia l’apparenza, Dio premia la fedeltà. Anche se ora sembra di perdere, in cielo nulla di ciò che è fatto per amore andrà perduto. E questa certezza basta a dare pace al cuore.
✍️ Diacono Tonino Maiorana
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