La Porta della Misericordia sempre aperta
Storia, spiritualità, indulgenza plenaria e attualità di un dono che continua a cambiare il cuore dell’uomo
“Il Signore ti dia pace.”
È questo il saluto con cui san Francesco incontrava ogni persona. Non era una semplice formula di cortesia, ma l’annuncio di un dono: la pace nasce quando il cuore si lascia riconciliare con Dio. E forse nessun evento francescano esprime questa verità meglio del Perdono di Assisi, una delle pagine più luminose della storia della Chiesa e della spiritualità cristiana.
Tra il mezzogiorno del 1° agosto e la mezzanotte del 2 agosto, la Chiesa apre simbolicamente una porta attraverso la quale ogni uomo può entrare nell’abbraccio della misericordia divina. È un invito universale, rivolto a tutti, senza distinzione di età, cultura o condizione sociale. Davanti a Dio non esistono privilegiati: esistono soltanto figli amati.
Il Perdono di Assisi non è una semplice ricorrenza liturgica. È un’esperienza spirituale che continua a rinnovare milioni di persone. È la dimostrazione concreta che il Vangelo non è una teoria, ma una vita che cambia il cuore.
La Porziuncola: il cuore del cuore di Francesco
Chi arriva ad Assisi rimane inevitabilmente affascinato dalla maestosa Basilica di Santa Maria degli Angeli. Entrando, però, lo stupore cresce ancora di più: nel centro della grande basilica si trova una piccola cappella in pietra, povera, essenziale, quasi nascosta.
È la Porziuncola.
Per san Francesco quella piccola chiesa era il luogo più prezioso del mondo. Le Fonti Francescane raccontano che egli la chiamava “la madre e il capo dell’Ordine”. Non era importante per la sua bellezza architettonica, ma perché lì aveva sperimentato la vicinanza di Dio.
Fu in quella cappella che comprese definitivamente la sua vocazione ascoltando il Vangelo della missione:
«Andate e predicate dicendo che il Regno dei cieli è vicino. Non procuratevi né oro né argento…» (Mt 10,7-10).
Quelle parole cambiarono radicalmente la sua vita. Francesco comprese che il Signore lo chiamava a vivere il Vangelo senza compromessi.
Da quel momento la Porziuncola divenne il luogo dove tutto ebbe inizio.
Qui nacque l’Ordine dei Frati Minori.
Qui santa Chiara consacrò la propria vita a Cristo.
Qui Francesco accolse migliaia di persone.
Qui volle morire, disteso sulla nuda terra, cantando le lodi del Creatore.
Le Fonti Francescane ricordano:
«Francesco amava quel luogo più di ogni altro sulla terra e raccomandava ai frati di custodirlo con la massima cura.» (cfr. Specchio di Perfezione; Leggenda Perugina).
Per lui quella piccola cappella rappresentava il Vangelo vissuto: povertà, fraternità, semplicità e misericordia.
La notte che cambiò la storia
L’origine del Perdono di Assisi affonda le sue radici in una tradizione antichissima custodita dall’Ordine Francescano.
Era l’anno 1216.
Secondo la tradizione, durante una notte di intensa preghiera nella Porziuncola, Francesco ebbe una straordinaria visione.
Vide Gesù Cristo, circondato dalla Vergine Maria e da una moltitudine di angeli.
Il Signore gli rivolse una domanda:
«Francesco, quale grazia desideri per la salvezza delle anime?»
Francesco non chiese nulla per sé.
Non domandò miracoli.
Non cercò privilegi.
Non pensò alla gloria del suo Ordine.
Pensò ai peccatori.
Pensò agli uomini che vivevano lontani da Dio.
Pensò a coloro che avevano perduto la speranza.
Con il cuore colmo di compassione disse:
«Ti prego che tutti coloro i quali entreranno in questa chiesa, confessati e pentiti, ottengano il pieno perdono delle loro colpe.»
Cristo accolse la richiesta.
Gli rispose:
«Quello che chiedi, Francesco, è molto grande. Ma avrai cose ancora più grandi. Io accolgo la tua preghiera; va’ dal mio Vicario sulla terra, il Papa, affinché conceda questa indulgenza.»
È una scena che rivela l’anima stessa del Poverello. Francesco non trattiene mai per sé i doni ricevuti. Ogni grazia diventa missione. Ogni incontro con Dio si trasforma in un gesto di amore verso gli altri.
L’incontro con Papa Onorio III
Il mattino seguente Francesco raggiunse Perugia, dove si trovava Papa Onorio III.
Le cronache raccontano un dialogo semplice e sorprendente.
Il Papa ascoltò attentamente il Santo.
Quando Francesco spiegò di desiderare un’indulgenza totale, senza offerte in denaro, senza lunghi pellegrinaggi e senza privilegi particolari, molti rimasero stupiti.
Fino ad allora le grandi indulgenze erano legate ai pellegrinaggi a Roma, a Gerusalemme o a Santiago di Compostela.
Francesco desiderava invece qualcosa di completamente nuovo.
Voleva che anche il contadino, il povero, l’anziano, il malato, chiunque non potesse affrontare lunghi viaggi, potesse sperimentare pienamente la misericordia di Dio.
Il Papa comprese la profondità evangelica della richiesta e concesse l’indulgenza.
Secondo la tradizione domandò:
«Per quanti anni?»
Francesco rispose:
«Santo Padre, non domando anni, ma anime.»
In quella risposta è racchiusa tutta la spiritualità francescana.
Che cos’è realmente l’Indulgenza Plenaria?
Spesso si pensa che l’indulgenza sia qualcosa di difficile da comprendere o appartenente al passato.
In realtà essa è una delle espressioni più belle della misericordia della Chiesa.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna:
«L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla colpa, che il fedele debitamente disposto acquista…» (CCC 1471).
Il peccato produce due conseguenze.
La prima è la rottura dell’amicizia con Dio.
Questa viene sanata attraverso il Sacramento della Riconciliazione.
Rimane però ciò che la tradizione chiama “pena temporale”: le ferite lasciate dal peccato nella persona, nelle relazioni e nel mondo.
L’indulgenza è il dono attraverso il quale Cristo, mediante la Chiesa, guarisce anche queste ferite.
È il balsamo della misericordia.
È il Padre che non solo perdona il figlio, ma gli restituisce pienamente la dignità perduta.
Le condizioni per ottenere il Perdono di Assisi
La Chiesa oggi estende questa indulgenza non solo alla Porziuncola, ma anche alle chiese parrocchiali e francescane di tutto il mondo.
Per riceverla occorre:
- confessione sacramentale;
- partecipazione all’Eucaristia con la Comunione;
- visita devota a una chiesa parrocchiale o francescana;
- recita del Padre Nostro e del Credo;
- preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre;
- sincero distacco da ogni peccato, anche veniale.
L’indulgenza può essere applicata anche per un fedele defunto.
È uno dei gesti più alti della carità cristiana.
Il pensiero della Chiesa
La Chiesa continua a proporre il Perdono di Assisi come una straordinaria scuola di misericordia.
San Giovanni Paolo II affermava:
«La misericordia è il limite imposto da Dio al male.»
Per il Papa santo il sacramento della Penitenza è il luogo privilegiato dell’incontro con il Padre.
Benedetto XVI ricordava:
«La misericordia non è una debolezza. È la vera onnipotenza di Dio.»
Dio non manifesta la sua forza distruggendo il peccatore, ma rialzandolo.
Papa Francesco ha fatto della misericordia uno dei temi centrali del suo pontificato.
Nella Bolla Misericordiae Vultus scrive:
«La misericordia è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello.»
E aggiunge:
«Dio non si stanca mai di perdonare; siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono.»
Queste parole sembrano il commento più autentico al Perdono di Assisi.
Francesco ci parla ancora
Viviamo in un tempo segnato da divisioni, rancori e incomprensioni.
Si cancellano facilmente le persone.
Si condannano gli errori senza concedere possibilità di rinascita.
I social spesso trasformano il giudizio in spettacolo.
Francesco percorre la strada opposta.
Per lui nessuno è identificabile con il proprio peccato.
Ogni uomo conserva una dignità che nessun errore può cancellare.
Per questo il Perdono di Assisi non è un ricordo medievale.
È un messaggio profetico.
Dice all’uomo contemporaneo:
Puoi ricominciare.
Puoi rialzarti.
Puoi tornare a casa.
Il Padre ti aspetta.
La Porziuncola del cuore
Non tutti potranno recarsi ad Assisi.
Ma tutti possiamo costruire una Porziuncola dentro di noi.
Ogni confessione sincera diventa una Porziuncola.
Ogni perdono donato in famiglia diventa una Porziuncola.
Ogni riconciliazione tra amici diventa una Porziuncola.
Ogni volta che scegliamo la pace invece della vendetta nasce una nuova Porziuncola nel mondo.
Francesco continua ad indicarci questa strada.
Non una spiritualità fatta di parole.
Ma di cuore.
Di Vangelo.
Di misericordia.
Il miracolo che il mondo attende
Il Perdono di Assisi è molto più di un’indulgenza.
È il Vangelo che prende vita.
È Cristo che continua ad aprire le braccia sulla croce.
È il Padre della parabola che corre incontro al figlio perduto.
È la Chiesa che spalanca le porte della speranza.
Ogni anno il mondo sembra correre sempre più veloce, ma il Perdono di Assisi ci invita a fermarci. A entrare nel silenzio di una chiesa. A inginocchiarci davanti al Signore. A lasciare cadere il peso dei nostri peccati e delle nostre ferite.
Forse il miracolo più grande non consiste nell’ottenere un’indulgenza.
Il miracolo più grande è uscire da quella chiesa con un cuore nuovo.
Un cuore finalmente libero.
Un cuore capace di amare.
Un cuore che, sull’esempio di san Francesco, diventa esso stesso una porta aperta attraverso la quale la misericordia di Dio possa raggiungere il mondo.
Perché il Perdono di Assisi continua ancora oggi a ripetere, con la forza del Vangelo, che nessun peccato è più grande dell’amore di Dio e che la speranza non delude mai chi si affida alla sua infinita misericordia.
diacono Tonino Maiorana
Autore
Scopri di più da A.M.
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.