Domenica 27 settembre 2026 la Chiesa celebra la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Il tema scelto da Papa Leone XIV è tanto semplice quanto provocatorio: «Anche uno solo di questi bambini».
Non si parla di numeri. Non si parla di statistiche. Non si parla di percentuali. Si parla di un bambino. Di un volto. Di una storia. Di una vita che, agli occhi di Dio, possiede un valore infinito.
Le parole del Papa nascono dal Vangelo: «Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me» (Mt 18,5). Gesù non lascia spazio a interpretazioni comode. Nel bambino accolto, protetto e amato è Lui stesso a bussare alla nostra porta.
I bambini, vittime innocenti delle migrazioni
Ogni anno milioni di bambini e adolescenti sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa delle guerre, della fame, delle persecuzioni, delle violenze e dei disastri ambientali.
Alcuni partono insieme ai propri genitori. Altri vengono separati dalle loro famiglie. Altri ancora affrontano da soli viaggi lunghi e pericolosi, diventando facile preda della tratta, dello sfruttamento e di ogni forma di violenza.
Dietro la parola “migrante” c’è spesso un bambino che ha lasciato la propria casa senza comprenderne pienamente il motivo. Un bambino che porta con sé poche cose, forse un piccolo giocattolo, ma soprattutto la paura, la nostalgia e il desiderio di ritrovare un luogo nel quale sentirsi nuovamente al sicuro.
Papa Leone XIV ci invita a guardare questi minori non anzitutto come migranti, ma come bambini. Prima della nazionalità, del colore della pelle e della condizione giuridica viene la loro dignità. Sono figli. Sono fratelli. Sono vite affidate alla nostra responsabilità.
Anche uno solo vale quanto il mondo intero
Siamo abituati a ragionare attraverso le grandi cifre. Sentiamo parlare di migliaia di persone in fuga, di barconi, di sbarchi, di confini e di emergenze. Il rischio è che, dietro i numeri, scompaiano i volti.
Il Vangelo, invece, ci riporta sempre alla persona concreta.
Anche uno solo. Anche un solo bambino salvato dalla violenza. Anche un solo minore sottratto allo sfruttamento. Anche un solo ragazzo aiutato a studiare. Anche una sola famiglia riunita. Anche una sola porta aperta.
Per Dio nessuna vita è insignificante. Non esistono esistenze di scarto. Ogni bambino è creato a sua immagine e porta impressa dentro di sé un’impronta divina.
Il Papa ricorda che accogliere un minore migrante è insieme un atto di umanità e un atto di fede. Nel volto dello straniero ritroviamo infatti il volto di Cristo, che continua a ripeterci: «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35). Messaggio di Papa Leone XIV
L’accoglienza non è “buonismo”: è Vangelo
Quando la Chiesa parla di accoglienza viene talvolta accusata di fare politica o di cedere al buonismo.
Ma accogliere non significa ignorare i problemi, né rinunciare alla responsabilità e alla prudenza. Significa riconoscere che, prima di ogni altra considerazione, davanti a noi c’è una persona.
Per un cristiano l’accoglienza non è una moda ideologica. È una conseguenza inevitabile del Vangelo.
Non possiamo inginocchiarci davanti all’Eucaristia e poi rimanere indifferenti davanti a Cristo che ci viene incontro nel povero, nel rifugiato e nel bambino impaurito.
Non possiamo invocare Dio come Padre e rifiutare di riconoscere nell’altro un fratello.
Non basta commuoversi. L’accoglienza deve diventare una scelta stabile delle nostre comunità: ascolto, accompagnamento, educazione, integrazione e amicizia. Papa Leone invita le parrocchie a non delegare tutto alle associazioni specializzate, ma a considerare questi ragazzi come propri figli e membri a pieno titolo della famiglia ecclesiale.
Anche la Santa Famiglia conobbe l’esilio
Nel volto di ogni bambino costretto a fuggire possiamo contemplare quello di Gesù.
Anche Lui, ancora piccolo, dovette lasciare la propria terra. Maria e Giuseppe fuggirono in Egitto per sottrarlo alla ferocia di Erode. La Santa Famiglia conobbe la paura, la precarietà e l’esilio.
Gesù non osserva da lontano il dolore dei migranti. Lo ha attraversato. Lo ha abitato. Lo ha assunto nella propria carne.
Per questo ogni volta che proteggiamo un bambino in fuga custodiamo, in qualche modo, lo stesso Bambino di Betlemme.
Gli appuntamenti nell’Arcidiocesi di Messina
L’Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela vivrà la Giornata attraverso due importanti appuntamenti, promossi con la partecipazione della Caritas diocesana, dell’Ufficio diocesano Migrantes, dell’Azione Cattolica, del Santuario di Nostra Signora di Lourdes e dell’Ordine Francescano Secolare.
Giovedì 24 settembre, alle ore 19.00, presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes, in viale Regina Margherita 39 a Messina, sarà presentato il Messaggio di Papa Leone XIV.
Interverranno fra Giancarlo Guastella OFM, Alfredo Gentile OFS e l’avvocata Adelaide Merendino, dell’Associazione Tutrici e Tutori dei minori stranieri non accompagnati di Messina. Modererà Antonella Morace OFS.
Domenica 27 settembre, alle ore 18.30, nella chiesa di San Francesco all’Immacolata, in viale Boccetta a Messina, si terrà la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo monsignor Giovanni Accolla.
Saranno momenti di preghiera, conoscenza e sensibilizzazione, particolarmente significativi nell’anno in cui si ricordano gli ottocento anni dalla morte di san Francesco d’Assisi.
Il Poverello chiamava ogni creatura fratello e sorella. Il suo sguardo non costruiva muri, ma riconosceva legami. Anche oggi la fraternità francescana ci chiede di avvicinarci a chi è ferito, solo e lontano dalla propria casa.
Non passiamo oltre
La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato non può ridursi a una celebrazione annuale. È una domanda rivolta alla nostra coscienza:
Che cosa facciamo quando incontriamo un bambino che ha bisogno di noi?
Possiamo discutere sulle cause delle migrazioni e sulle scelte che spettano alla politica. Ma davanti a un bambino che soffre non possiamo limitarci a discutere.
Quel bambino va protetto. Va ascoltato. Va accolto.
Perché anche uno solo di questi bambini è figlio di Dio.
Anche uno solo merita un futuro. Anche uno solo può cambiare il nostro cuore.
E accogliendolo, senza forse rendercene conto, potremmo scoprire di avere accolto Cristo stesso.
diacono Tonino Maiorana

Autore
Scopri di più da A.M.
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.