Una chiesa gremita, tantissimi confratelli sacerdoti e diaconi, una comunità raccolta nella preghiera e nella gioia: la celebrazione del 50° anniversario di ordinazione presbiterale di mons. Santino Colosi è stata un autentico momento di festa e di ringraziamento al Signore.
Due parole hanno attraversato la celebrazione. Le ha pronunciate il vescovo Mons. Giovanni Accolla durante l’omelia e le ha riprese, al termine, padre Santino nei suoi ringraziamenti: fedeltà e perseveranza.
Due parole che racchiudono il senso di cinquant’anni di sacerdozio. La fedeltà non è assenza di difficoltà, ma la scelta quotidiana di rinnovare il proprio “sì” al Signore. Perseveranza significa continuare a camminare anche quando la strada diventa faticosa, confidando non soltanto nelle proprie forze, ma nella grazia di Dio.
Non a caso, per l’immaginetta ricordo di questo giubileo, mons. Colosi ha scelto una bellissima preghiera di sant’Agostino:
«Signore mio Dio, mia unica speranza, ascoltami; fa’ che non mi stanchi di cercarti, ma che cerchi il tuo volto sempre con ardore».
Queste parole sembrano raccontare il suo lungo ministero: una vita trascorsa a cercare il volto di Dio e ad aiutare tante persone a riconoscerlo nella Parola, nei sacramenti, nella comunità e nell’incontro con gli altri.
Per me questa ricorrenza ha avuto anche un significato profondamente personale. Il mio pensiero è tornato ai primi giorni di dicembre del 1989, nella chiesa di Pace del Mela. Fu allora che le nostre vite si incontrarono.
Mia moglie Mimì era incinta al nono mese della nostra prima figlia. Dopo aver sostenuto con padre Santino l’esame di una materia teologica, ricevemmo da lui una speciale benedizione sulla vita che Mimì portava in grembo. Subito dopo “scappammo” di corsa al Policlinico di Messina, dove il giorno seguente nacque la nostra prima figlia.
Quel ricordo, a distanza di tanti anni, conserva ancora tutta la sua tenerezza. Una benedizione ricevuta alla vigilia di una nascita, quasi a unire per sempre il dono della fede al dono della vita.
Da quel giorno nacque tra noi una stima sincera e reciproca, che il tempo non ha cancellato ma, al contrario, ha reso più profonda. Per questo partecipare al suo giubileo sacerdotale non ha significato soltanto essere presente a una solenne celebrazione, ma tornare con gratitudine alle radici di un’amicizia e di un cammino umano e spirituale.
Cinquant’anni di sacerdozio non sono semplicemente una data da ricordare. Sono cinquant’anni di Eucaristie celebrate, di Parola annunciata, di persone ascoltate, di lacrime asciugate, di speranza donata e di comunità accompagnate.
La presenza di tanti sacerdoti, diaconi e fedeli ha testimoniato il bene seminato nel corso degli anni. È stata l’immagine più bella di una vita donata: una Chiesa riunita attorno all’altare per dire grazie al Signore.
Grazie, mons. Santino, per la tua testimonianza di fedeltà. Grazie per aver saputo perseverare nella ricerca del volto di Dio e nel servizio alla Chiesa.
Il Signore continui a sostenerla con la sua grazia e a trasformare la sua vita, secondo le parole della preghiera che ha scelto:
«Che io mi ricordi di te, ti comprenda, ti ami. Aumenta queste cose in me finché tu non mi abbia completamente trasformato».
Ad multos annos, padre Santino!
diacono Tonino Maiorana
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