Un auditorium San Vito gremito ha fatto da cornice, nella serata di giovedì 17 settembre, al convegno promosso dalla Parrocchia Santa Maria Assunta di Barcellona Pozzo di Gotto in occasione del cinquantesimo anniversario dell’ordinazione presbiterale di mons. Santino Colosi.
Il tema scelto, «La comunità cristiana al servizio dell’uomo. Una presenza nel territorio: ascolto e prospettive», ha offerto l’occasione per riflettere sul ruolo della Chiesa nella società contemporanea e sulla sua capacità di farsi prossima alle persone, soprattutto a quelle più fragili.
Non si è trattato soltanto di celebrare un importante anniversario, ma di rileggere cinquant’anni di ministero sacerdotale attraverso la fecondità di una presenza pastorale che ha saputo lasciare un segno nella comunità. Lo stesso padre Santino, aprendo l’incontro, ha indicato una parola essenziale: umanità. La Chiesa è credibile quando sa accogliere, ascoltare e guardare ogni persona con occhi autenticamente umani.
Il moderatore dott. Tindaro Bellinvia ha ricordato come non tutti abbiano pienamente accolto lo spirito del Concilio Vaticano II. Padre Santino Colosi, invece, ha saputo “spalancare le porte” della parrocchia, aprendola al territorio e trasformandola in uno spazio di incontro, dialogo e partecipazione.
Il sindaco avv. Melangela Scolaro ha sottolineato il prezioso servizio svolto dalle comunità parrocchiali, evidenziando come la città viva anche grazie al loro immenso sostegno. La Chiesa locale, lungo la storia di Barcellona Pozzo di Gotto, ha lasciato un’impronta profonda mediante opere, iniziative e persone capaci di mettersi al servizio degli altri. Perché il cristiano si riconosce soprattutto dal suo agire.
Padre Gregorio Battaglia ha proposto un ampio percorso attraverso la storia della Chiesa, soffermandosi su alcuni importanti documenti del Concilio Vaticano II. Richiamando la Prima Lettera di Pietro, ha ricordato che i cristiani sono “stranieri” rispetto alle logiche dominanti della città: uomini e donne chiamati a costruire relazioni nuove, fondate sulla fraternità, sulla solidarietà e sul Vangelo.
Padre Nino Basile, direttore della Caritas diocesana, ha invece invitato a ricentrare l’identità e il ruolo della Caritas, ripercorrendone la storia dalle origini fino ai nostri giorni. La presenza della Chiesa nel territorio, ha ricordato, non coincide soltanto con le sue strutture, ma passa attraverso la presenza viva e responsabile di ogni battezzato.
Particolarmente intenso e coinvolgente è stato l’intervento del diacono Santino Tornesi, direttore dell’Ufficio Migrantes. La sua relazione ha condotto i presenti al cuore di una delle sfide più urgenti del nostro tempo: la mobilità umana.
Troppo spesso le migrazioni vengono guardate con paura, diffidenza e chiusura, anziché come possibilità di incontro. Il diacono Tornesi ha invitato a cambiare prospettiva: la mobilità umana può essere letta all’interno del piano di Dio e del suo sogno di fare dell’umanità un luogo di comunione.
La Chiesa, pertanto, è chiamata a una vera opera di “cura pedagogica”, capace di educare le comunità all’incontro e di liberarle dai pregiudizi. Non possiamo limitarci a essere spettatori: dobbiamo sentirci “attivisti del Vangelo”, persone che trasformano la Parola ascoltata in gesti concreti di prossimità.
Riprendendo l’immagine evangelica del buon Samaritano e l’invito di Papa Leone, Tornesi ha sottolineato la necessità di avere il coraggio di fermarsi davanti a chi soffre. L’accoglienza non è un’attività secondaria né facoltativa, ma appartiene all’identità stessa del cristiano.
Molto incisivo anche il suo richiamo alla parrocchia. Non basta più pensarla soltanto come la tradizionale “fontana del villaggio”, verso la quale tutti spontaneamente si dirigono. La parrocchia deve diventare sempre più una Chiesa in uscita, capace di attraversare le strade, raggiungere le periferie e incontrare le persone nei luoghi reali della loro esistenza. Perché, come ha affermato con forza, una Chiesa è veramente Chiesa soltanto se sa accogliere.
La dott.ssa Raffaella Campo ha poi offerto una testimonianza concreta e toccante sulla sua esperienza di tutrice di minori stranieri non accompagnati. Ha evidenziato la forte presenza multietnica e multiculturale nel territorio, soffermandosi anche sulla tragedia dei naufragi nel Mediterraneo. Secondo le stime dell’UNICEF ricordate durante l’intervento, negli ultimi dieci anni oltre diecimila minori hanno perso la vita nel Mediterraneo. Dietro questi numeri vi sono volti, storie, speranze interrotte e famiglie ferite. La relatrice ha quindi approfondito la delicata figura del tutore volontario, chiamato ad accompagnare, proteggere e rappresentare legalmente i minori arrivati soli nel nostro Paese.
La grande partecipazione ha confermato l’importanza dell’iniziativa. Accanto ai rappresentanti delle istituzioni erano presenti numerose associazioni di volontariato, operatori impegnati nel sociale e cittadini desiderosi di interrogarsi sul futuro della comunità.
Al termine dei lavori, mons. Santino Colosi ha rivolto il suo ringraziamento ai relatori e a tutti i presenti, donando loro una copia del giornale parrocchiale “Tabor 2.0”. La serata si è conclusa con un momento conviviale: padre Santino e la comunità parrocchiale hanno offerto un rinfresco, prolungando nel segno della fraternità quanto era stato condiviso durante il convegno.
Il cinquantesimo anniversario di ordinazione presbiterale di mons. Santino Colosi si conferma così non soltanto come una ricorrenza personale, ma come un’occasione preziosa per tutta la città. Cinquant’anni di sacerdozio diventano memoria riconoscente, testimonianza e impegno per il futuro.
Da questo convegno emerge un messaggio chiaro: la Chiesa non può restare chiusa nelle proprie strutture. Deve uscire, ascoltare, fermarsi, accompagnare e accogliere. Deve avere, sempre, un volto profondamente umano.
diacono Tonino Maiorana


Autore
Scopri di più da A.M.
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.