La Chiesa di Locri-Gerace accoglie il suo nuovo Pastore: l’abbraccio a Mons. Cesare Di Pietro
Gerace, 25 luglio 2026. C’è un silenzio che parla più delle parole. È il silenzio carico di attesa che precede i grandi eventi della vita della Chiesa. Nella maestosa Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, gioiello di fede e di storia incastonato nel cuore dell’antico borgo di Gerace, quel silenzio è stato lentamente vinto dal suono delle campane, dal canto dell’assemblea e dall’ingresso del nuovo Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, Mons. Cesare Di Pietro.
È stato molto più di un rito di insediamento. È stato l’incontro tra un Pastore e il popolo che il Signore gli ha affidato. Lo si percepiva negli sguardi, negli applausi discreti ma sinceri, nelle mani tese verso il nuovo Vescovo, nei volti illuminati dalla speranza. Una Chiesa che non accoglie semplicemente un’autorità, ma un padre, un fratello nella fede, un compagno di viaggio chiamato a guidare il cammino di un’intera comunità.
Accanto a lui il Nunzio Apostolico in Italia, i Vescovi della Calabria e della Sicilia, numerosi sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, seminaristi, autorità civili e militari e una moltitudine di fedeli che hanno riempito ogni spazio della Concattedrale, rendendo evidente che la Chiesa vive soprattutto quando si ritrova unita attorno all’altare del Signore.
Sin dalle prime parole dell’omelia, Mons. Di Pietro ha lasciato trasparire il tratto che caratterizzerà il suo ministero episcopale: l’umiltà.
«Entro in punta di piedi, ma con passo fermo e deciso.»
Una frase semplice, pronunciata senza enfasi, ma capace di conquistare immediatamente il cuore dell’assemblea. In quelle poche parole c’era già tutto il programma pastorale del nuovo Vescovo: rispetto per la storia di questa Chiesa, gratitudine per chi l’ha preceduto e disponibilità a costruire il futuro insieme, senza protagonismi, lasciando che sia Cristo il vero centro.
L’immagine scelta per descrivere il suo arrivo è stata quella del contadino della parabola evangelica che scopre un tesoro nascosto nel campo. Non si è presentato come chi porta un tesoro, ma come chi ha avuto la grazia di trovarlo. Quel tesoro è la Chiesa di Locri-Gerace, con la sua storia millenaria, la sua fede tenace, le sue ferite e le sue speranze.
Con profonda commozione ha rivolto il pensiero a Papa Leone XIV, ringraziandolo per la fiducia accordatagli, rinnovando la piena comunione con il Successore di Pietro e assicurando la preghiera dell’intera diocesi per il suo ministero universale.
Parole di gratitudine sono state rivolte anche all’Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, che lascia dopo nove anni di servizio come Vescovo Ausiliare, all’Arcivescovo Mons. Giovanni Accolla e ai tanti fedeli messinesi giunti fino a Gerace per accompagnarlo in questo nuovo tratto di strada. Un momento particolarmente intenso è stato il ricordo della sua terra d’origine, Fondachelli Fantina, quasi a sottolineare che nessun pastore dimentica mai le proprie radici.
L’omelia ha poi assunto il tono di una vera consegna spirituale.
Prendendo spunto dalla figura del re Salomone, Mons. Di Pietro ha confidato alla sua nuova diocesi la preghiera che accompagnerà ogni giorno del suo ministero.
Non ha chiesto successo.
Non ha chiesto risultati.
Non ha chiesto forza.
Ha chiesto un cuore che ascolta.
È probabilmente questa l’immagine destinata a rimanere impressa nella memoria dei fedeli.
Un cuore capace di ascoltare Dio nella preghiera e nella Sua Parola.
Un cuore attento al grido silenzioso dei poveri, degli ammalati, delle persone con disabilità, degli immigrati, dei detenuti e di quanti vivono ai margini della società.
Un cuore disponibile ad ascoltare sacerdoti, diaconi, consacrati, famiglie, giovani, bambini, anziani e ogni persona che il Signore porrà sul suo cammino.
Non un ascolto superficiale, ma uno sguardo capace di riconoscere il bene nascosto nel cuore di ciascuno. «Intercettare il tesoro presente in ogni persona» significa credere che nessuno è privo di una ricchezza da offrire alla comunità. È una Chiesa che non etichetta, ma valorizza; che non giudica, ma accompagna; che non esclude, ma accoglie.
Tra i passaggi più profondi dell’omelia, uno ha risuonato come un invito rivolto all’intera comunità ecclesiale: non lasciare che le strategie umane prendano il posto della Grazia di Dio. Citando il Cardinale Elia Dalla Costa, il nuovo Vescovo ha ricordato che la missione della Chiesa non nasce dalle capacità organizzative, ma dall’azione dello Spirito Santo.
In un tempo in cui tutto sembra misurarsi sull’efficienza, Mons. Di Pietro ha riportato l’attenzione sull’essenziale: senza Cristo ogni progetto rischia di svuotarsi; con Cristo anche i piccoli gesti diventano fecondi.
L’intera omelia è stata attraversata dalle parabole evangeliche del tesoro nascosto e della perla preziosa. Ma il Vescovo ha rovesciato la prospettiva con un’intuizione di grande forza spirituale: prima ancora di essere noi a cercare Dio, è Dio che viene instancabilmente in cerca di noi.
Siamo noi la perla preziosa.
Siamo noi il tesoro per il quale Cristo ha dato tutto se stesso.
Questa certezza conduce naturalmente al cuore pulsante della vita cristiana: l’Eucaristia.
Con parole intense, Mons. Di Pietro ha indicato l’altare come il luogo in cui nasce la comunione ecclesiale e prende forma ogni autentico slancio missionario. Davanti al Pane spezzato, ogni distanza si accorcia, ogni divisione può essere sanata, ogni credente ritrova la propria identità di figlio amato e inviato ad annunciare il Vangelo.
Da quell’altare nasce una Chiesa capace di essere rete che accoglie, casa dalle porte aperte, comunità in cui nessuno si sente straniero.
Le ultime parole sono state affidate allo Spirito Santo e alla Vergine Maria, invocata con i titoli tanto cari al popolo della Locride: l’Immacolata di Locri, l’Assunta di Gerace, Santa Maria della Montagna di Polsi. È stato un affidamento filiale, quasi il gesto di un figlio che consegna alla Madre il proprio ministero prima ancora di iniziarlo.
Quando la celebrazione si è conclusa, i lunghi applausi che hanno accompagnato il nuovo Vescovo non erano semplicemente il saluto a un uomo. Erano il segno della fiducia di una Chiesa che guarda al futuro con speranza.
Da oggi la Diocesi di Locri-Gerace ha un nuovo Pastore. Un uomo che non ha promesso ricette facili, ma ha indicato una direzione chiara: mettere Cristo al centro, lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, vivere l’Eucaristia come sorgente della comunione e camminare insieme con un cuore capace di ascoltare.
È questo il primo dono che Mons. Cesare Di Pietro ha consegnato alla sua nuova famiglia diocesana. Un dono che non si esaurisce nelle parole di un’omelia, ma diventa un programma di vita per una Chiesa chiamata a riscoprirsi popolo di Dio in cammino.
Mentre il sole tramontava sulle antiche pietre di Gerace e le campane continuavano a diffondere il loro suono tra le colline della Locride, molti lasciavano la Concattedrale con la consapevolezza di aver vissuto un momento destinato a entrare nella storia. Non soltanto perché un nuovo Vescovo ha preso possesso della sua Chiesa, ma perché un’intera comunità ha rinnovato la propria disponibilità a lasciarsi guidare dal Vangelo.
E forse proprio questa è l’eredità più preziosa della giornata inaugurale del ministero episcopale di Mons. Cesare Di Pietro: ricordare che la Chiesa cresce quando cammina unita, ascolta con umiltà, si nutre dell’Eucaristia e pone Cristo al centro di ogni scelta. Solo così il Vangelo continua a generare speranza, a guarire le ferite e ad aprire strade nuove, perché ogni uomo e ogni donna possano sentirsi parte di un unico popolo, chiamato a vivere e a testimoniare la gioia dell’incontro con il Signore.
diacono Tonino Maiorana
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