Liturgia di un mattino di grazia
Messina, 3 gennaio 2026
È mattino presto, e la città di Messina si desta lentamente. L’aria di gennaio è limpida, quasi custodita dal silenzio. Le campane della Basilica Cattedrale Santa Maria Assunta iniziano a suonare, una dopo l’altra, come un respiro che si allarga. Non è un richiamo qualunque: è la Chiesa che convoca, è Dio che chiama ancora.
Dentro la Cattedrale, la luce accarezza le navate e si posa sull’altare. I banchi si riempiono lentamente: il clero della diocesi, i seminaristi, le comunità parrocchiali di provenienza dei tre ordinandi, familiari, amici, fedeli. È una presenza corale, compatta, silenziosa. La Chiesa tutta è qui, come una madre che assiste alla nascita di nuovi ministeri.
La Parola che dimora e trasforma
La liturgia della Parola apre il cuore della celebrazione. Le letture del giorno sembrano scelte apposta per questo momento, come se la Scrittura stessa avesse atteso questo 3 gennaio per farsi carne nella storia.
«Chi rimane in Dio non pecca» (1 Gv 2,29–3,6).
Non una perfezione morale, ma una dimora: rimanere in Dio, lasciarsi abitare, appartenere.
Il Salmo risuona come un canto di festa:
«Esultiamo nel Signore, nostra salvezza».
È la gioia della Chiesa che riconosce l’opera di Dio, non l’efficienza dell’uomo.
Il Vangelo, poi, apre l’orizzonte decisivo:
«Ecco l’Agnello di Dio» (Gv 1,29-34).
Non un’idea, non un progetto, ma una Persona da indicare, da servire, da donare al mondo.
L’omelia: rimanere, servire, donarsi
Nell’omelia, mons. Giovanni Accolla prende spunto proprio da queste letture e accompagna l’assemblea dentro il mistero che si sta celebrando. Il suo è un invito chiaro e paterno: rimanere in Dio, perché solo chi rimane può essere fecondo; solo chi dimora può essere segno credibile.
Poi lo sguardo si fa più preciso, quasi didattico e insieme profondamente spirituale. Mons. Accolla si sofferma sul grado dell’Ordine sacro che sta per essere conferito:
– il diaconato, come radice permanente del servizio, icona del Cristo che si china e lava i piedi;
– il presbiterato, come partecipazione al sacerdozio di Cristo Capo e Pastore, chiamato a spezzare il Pane e a radunare il popolo.
Non gradi di potere, ma forme diverse di un unico dono. Non avanzamenti di carriera, ma approfondimenti di consegna. Il diacono e il presbitero sono uomini chiamati a scomparire perché resti Cristo, a vivere perché altri abbiano vita.
Andrea Vitale: il primo passo del servo
È Andrea Vitale il primo a essere chiamato. Si alza, avanza, si consegna. Nel momento della prostratio, il suo corpo parla più di ogni parola. Le Litanie dei Santi avvolgono la Cattedrale: la Chiesa del cielo e quella della terra pregano insieme.
Andrea riceve il diaconato come sigillo di uno stile: annunciare il Vangelo, servire l’altare, riconoscere Cristo nei poveri. Da oggi il suo ministero sarà voce, mani, presenza. Il grembiule del servizio diventa per lui veste permanente.
Santi e Carmelo Luciano: il dono che si compie
Poi arriva il momento che il cuore attende. Santi Crinò e Carmelo Luciano Puliafito avanzano insieme. Si inginocchiano davanti al Vescovo. Il silenzio si fa denso. L’imposizione delle mani avviene senza parole: è Dio che passa.
La preghiera di ordinazione consacra le loro vite. Da questo momento saranno presbiteri per sempre. Le loro mani benediranno, consacreranno, assolveranno. Le loro voci annunceranno la Parola e diranno sull’altare: “Questo è il mio Corpo”. Non come formula, ma come esistenza donata.
Una Chiesa che accompagna
Attorno a loro, l’assemblea prega. I sacerdoti della diocesi, i diaconi, i seminaristi, i parrocchiani delle comunità di origine: tutti partecipano, tutti sostengono. Nessuna vocazione nasce da sola, nessun ministero vive isolato. Questa celebrazione lo rende visibile: la Chiesa genera sempre insieme.
Una storia che continua
Quando la celebrazione volge al termine, non c’è fretta di andare via. Si ha la sensazione che qualcosa sia accaduto davvero, che una pagina di Vangelo sia stata scritta davanti agli occhi di tutti.
Il giorno dopo, domenica 4 gennaio 2026, il dono ritornerà alle origini:
– Don Santi Crinò presiederà la sua prima Eucaristia ad Acquaficara, nella parrocchia Santa Maria del Piliere;
– Don Carmelo Luciano Puliafito farà lo stesso a Gala, nella parrocchia Santa Maria Maggiore.
Cronaca che diventa profezia
Il 3 gennaio 2026 non resterà solo una data. Sarà ricordato come un giorno in cui la Chiesa ha visto che Dio è fedele, che continua a chiamare, a consacrare, a inviare.
E mentre le porte della Cattedrale si chiudono lentamente, una certezza rimane aperta nel cuore di tutti:
chi rimane in Dio porta frutto. E il suo frutto rimane.
Un grazie che nasce dal cuore
E permettetemi, ora, una parola che non è solo cronaca né meditazione, ma confessione di gioia.
Guardando Carmelo, mentre riceveva l’imposizione delle mani, il mio cuore è tornato indietro nel tempo. L’ho conosciuto tra i banchi dell’Istituto Commerciale a Barcellona, come suo docente di religione. Era un ragazzo silenzioso, profondo, capace di ascolto. In lui, già allora, si intravedeva un seme, discreto ma vivo. Non faceva rumore, non cercava visibilità, ma custodiva una fede pensata, interiorizzata, vera. Vedere oggi quel seme diventare ministero, pane spezzato, vita donata, è per me una gioia grande e riconoscente. È la conferma che Dio lavora nel tempo, con pazienza, e che nulla di ciò che affida ai cuori va perduto.
E guardando Santi, Santino per chi lo ha conosciuto da ragazzo, ho rivisto l’adolescente generoso, semplice, capace di relazione, con quella naturale inclinazione al servizio che già allora parlava più dei discorsi. L’ho incontrato nel tempo della crescita, quando la vita è ancora tutta da scrivere, e oggi lo ritrovo uomo, presbitero, consegnato al Vangelo. Il Signore non improvvisa: porta a compimento ciò che ha iniziato.
A entrambi va il mio augurio più sincero e la mia profonda stima. Non solo per ciò che siete diventati, ma per come ci siete arrivati: con fedeltà, con umiltà, con il coraggio di restare quando sarebbe stato più facile voltarsi altrove.
Camminate così.
Restate in Dio.
Restate uomini tra gli uomini.
Restate servi della gioia.
E sappiate che la vostra vita, donata senza riserve, è già Vangelo per molti.
Per me, oggi, è soprattutto motivo di gratitudine e di lode a Dio.

Autore
Scopri di più da A.M.
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.