Art. 22 – Regola dell’Ordine Francescano Secolare
- I francescani secolari siano presenti, con la testimonianza della propria vita umana e con iniziative coraggiose, sia individuali che comunitarie, nella promozione della giustizia, particolarmente nel campo della vita pubblica, impegnandosi in scelte concrete e coerenti con la loro fede.
- Nel campo della promozione umana e della giustizia, le Fraternità devono impegnarsi con iniziative coraggiose, in sintonia con la vocazione francescana e con le direttive della Chiesa. Prendano posizioni chiare quando l’uomo è colpito nella sua dignità a causa di qualsiasi forma di oppressione o di indifferenza. Offrano il loro servizio fraterno alle vittime dell’ingiustizia.
- La rinunzia all’uso della violenza, caratteristica dei discepoli di Francesco, non significa rinuncia all’azione; i fratelli, però, badino che i loro interventi siano sempre ispirati all’amore cristiano.
Ci sono pagine della Regola francescana che non possono essere lette distrattamente. Parole che non restano ferme sulla carta, ma bussano dentro la coscienza, provocano il cuore, interrogano la vita. L’Articolo 22 dell’Ordine Francescano Secolare è una di queste pagine.
Non parla di una fede chiusa nelle chiese. Non descrive cristiani spettatori. Non immagina fraternità silenziose davanti al dolore del mondo. Al contrario, chiede presenza, coraggio, responsabilità, amore concreto.
Il francescano secolare è chiamato a stare dentro la storia. Dentro le ferite degli uomini. Dentro le contraddizioni della società. Dentro le povertà nascoste e le solitudini che nessuno vede.
“Essere presenti nel campo della vita pubblica” significa non voltarsi dall’altra parte. Significa non vivere una spiritualità disincarnata. San Francesco non fuggiva l’uomo: lo incontrava. Tocca il lebbroso, ascolta il povero, abbraccia chi era escluso. E ancora oggi il suo carisma continua a chiedere uomini e donne capaci di portare il Vangelo nelle strade della vita quotidiana.
Viviamo tempi nei quali spesso l’indifferenza ferisce più delle parole. C’è chi soffre in silenzio. Famiglie schiacciate dalle difficoltà. Giovani che cercano ascolto. Anziani dimenticati. Malati che combattono ogni giorno con la paura e la solitudine. Persone umiliate, scartate, giudicate. E davanti a tutto questo il francescano non può restare neutrale.
L’Articolo 22 parla chiaro: “Prendano posizioni chiare quando l’uomo è colpito nella sua dignità”. È una frase fortissima. Vuol dire che il Vangelo non è evasione. È scelta. È vicinanza. È difesa della dignità umana. È servizio.
Ma c’è un dettaglio meraviglioso che rende tutto profondamente evangelico: il francescano rinuncia alla violenza, senza rinunciare all’azione. Questa è la rivoluzione di Francesco. Non l’aggressività, ma la forza mite dell’amore. Non l’odio che divide, ma la carità che costruisce. Non il desiderio di imporsi, ma quello di servire.
In un mondo nel quale tutti gridano, Francesco insegna ancora la forza disarmata della pace. Una pace che non è debolezza. È coraggio puro. Perché ci vuole più forza per amare che per ferire. Più forza per perdonare che per vendicarsi. Più forza per restare umani quando tutto spinge all’indifferenza.
Le fraternità francescane allora diventano luoghi vivi di Vangelo incarnato. Mani tese verso chi cade. Cuori aperti verso chi soffre. Comunità che non giudicano, ma accolgono. Fratelli che scelgono di essere luce nelle periferie dell’anima.
Forse è proprio questo il messaggio più bello dell’Articolo 22: il francescano non appartiene solo alla fraternità… appartiene al mondo. Perché il mondo è il luogo nel quale Dio continua a cercare uomini e donne capaci di amare come Francesco.
diacono Tonino Maiorana
Autore
Scopri di più da A.M.
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.