III Domenica del Tempo Ordinario – Domenica della Parola di Dio
Viviamo un tempo particolare.
Un tempo in cui le chiese, soprattutto la domenica, sembrano più vuote.
Un tempo in cui l’interesse per la fede fatica a trovare spazio tra mille impegni, notifiche, urgenze, desideri di apparire.
Un tempo in cui si corre tanto, si parla tanto, ma si ascolta poco. Anche Dio.
Eppure, proprio oggi, la Chiesa ci invita a celebrare la Domenica della Parola di Dio, quasi come un gesto profetico, controcorrente. Come a dire: fermàti. Ascolta. Torna all’essenziale.
Perché la Parola di Dio non è un ricordo del passato, ma una voce viva, che continua a cercarci, a chiamarci per nome, a entrare nelle pieghe della nostra vita quotidiana.
Una luce dentro le nostre tenebre
Il profeta Isaia parla di un popolo che cammina nelle tenebre e che vede una grande luce. Non è poesia astratta. È vita reale.
Le tenebre sono la paura del futuro, la solitudine, la fatica di andare avanti, il sentirsi smarriti. Sono anche le tenebre di una società che spesso mette al centro il successo, l’immagine, il possesso, lasciando poco spazio all’interiorità, al silenzio, alla domanda su Dio.
Quante volte anche noi viviamo così: pieni di cose, ma poveri dentro.
Connessi con tutti, ma lontani da noi stessi.
Occupati, ma non sempre abitati.
La Parola di Dio entra proprio lì. Non rimprovera, non schiaccia, non umilia. Illumina.
Non toglie immediatamente i problemi, ma ci fa capire che non siamo soli ad affrontarli. Ci dice che la nostra storia, anche quando è fragile, è abitata da Dio.
“Il Signore è mia luce e mia salvezza”
Il Salmo non promette una vita senza difficoltà, ma una presenza che non viene meno.
Dire “Il Signore è mia luce” significa riconoscere che senza di Lui rischiamo di camminare a tentoni, seguendo mode, illusioni, falsi idoli che promettono felicità e lasciano vuoto.
Oggi gli idoli non hanno più statue di pietra.
Hanno il volto dell’apparire a tutti i costi, del successo misurato in like, del denaro come sicurezza assoluta, dell’io messo sempre al centro.
Sono idoli silenziosi, ma esigenti. Chiedono tutto e non danno nulla.
La Parola di Dio, invece, non prende, ma dona.
Non toglie libertà, ma la restituisce.
Ci ricorda chi siamo davvero e quanto valiamo agli occhi di Dio.
Una Parola che unisce, non divide
San Paolo, scrivendo ai Corinzi, tocca un nervo scoperto: le divisioni.
Una comunità che si divide è una comunità che ha smarrito l’ascolto della Parola. Perché la Parola autentica non crea fazioni, ma comunione.
Questo vale anche oggi.
In una Chiesa ferita, a volte stanca, a volte delusa, la tentazione è allontanarsi, criticare, giudicare, prendere le distanze.
Ma la Parola ci invita a un passo diverso: restare, ascoltare, ricominciare.
Non per abitudine, ma per scelta.
Non per dovere, ma per amore.
Gesù entra nella vita quotidiana
Il Vangelo ci dice che Gesù va ad abitare a Cafarnao. Non sceglie luoghi sacri, ma luoghi di vita.
È lì che inizia a chiamare. È lì che incontra uomini normali, pescatori, persone immerse nel lavoro e nella fatica quotidiana.
E li chiama per nome.
Non perché siano perfetti, ma perché sono disponibili.
“Seguitemi” non è un ordine, è un invito.
Un invito che arriva anche a noi, oggi, in questo tempo così complesso.
Il Signore non si stanca di chiamarci, anche quando noi siamo distratti, lontani, disinteressati. Lui continua a passare sulle rive della nostra vita.
Ma il Vangelo pone una domanda scomoda: siamo pronti a lasciare le reti?
Siamo pronti ad abbandonare ciò che ci dà sicurezza ma non ci dà vita?
Siamo disposti a lasciare i nostri idoli per seguirlo davvero?
La Domenica della Parola: un ritorno all’essenziale
Celebrare la Domenica della Parola di Dio significa riscoprire che senza ascolto non c’è fede viva.
Significa rimettere il Vangelo al centro delle nostre case, delle nostre famiglie, delle nostre scelte.
Significa accettare che Dio abbia ancora qualcosa da dirci, anche quando pensiamo di sapere già tutto.
La Parola non chiede persone perfette, ma cuori aperti.
Non chiede una Chiesa piena per forza, ma una Chiesa vera.
Una comunità che ascolta, che si lascia convertire, che non smette di sperare.
Oggi, come allora, il Signore passa e chiama.
La domanda non è se Lui continua a parlare.
La domanda è: noi siamo ancora disposti ad ascoltare?
✍️ Diacono Tonino Maiorana

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