“Chi ha paura del per sempre?”
C’è una scena che mi accompagna spesso, soprattutto la domenica mattina prima della messa.
Vedo genitori che arrivano davanti alla chiesa, fermano la macchina, fanno scendere il figlio o la figlia… e poi vanno via.
Qualcuno, con naturalezza disarmante, mi chiede:
“A che ora devo passare a prenderlo?”
Non c’è cattiveria in quella domanda.
C’è qualcosa di peggio: l’abitudine a considerare la fede un’attività per bambini. Una cosa utile, sì… ma non essenziale. Non vitale.
E mentre guardo questa scena, dentro di me cresce una paura più grande:
non stanno diminuendo solo i matrimoni in Chiesa.
Stanno diminuendo i matrimoni e basta.
Sempre più giovani scelgono la convivenza.
Sempre più coppie evitano qualsiasi forma di legame stabile.
Sempre più “per sempre” vengono sostituiti da “vediamo come va”.
E allora mi domando, e lo faccio con dolore, non con giudizio:
Di chi è la colpa?
La paura del domani… o la paura di donarsi?
Viviamo in un tempo incerto.
Lavoro precario. Futuro nebuloso. Crisi economiche. Instabilità sociale.
È vero: il domani fa paura.
Ma la verità più profonda è un’altra.
I giovani di oggi non hanno paura solo del futuro.
Hanno paura di legarsi, di promettere, di consegnarsi a qualcuno per sempre.
Perché?
Perché il “per sempre” non lo hanno visto.
Non lo hanno respirato.
Non lo hanno creduto possibile.
E qui il dito non si punta verso di loro.
Si gira verso di noi.
Forse non siamo stati testimoni
Forse noi adulti abbiamo celebrato il matrimonio come un evento…
ma non lo abbiamo vissuto come un sacramento.
Abbiamo curato la sala, l’abito, il ristorante.
Ma abbiamo trascurato la preghiera insieme, il perdono, il dialogo, la fedeltà quotidiana.
Abbiamo mostrato ai figli l’ansia per il mutuo, per il lavoro, per l’apparenza.
Ma non ci hanno visto inginocchiarci.
Non ci hanno sentito dire: “Affidiamo a Dio questo momento difficile.”
Abbiamo parlato poco di amore vero.
Abbiamo parlato molto di successo.
E loro hanno imparato la lezione.
L’errore più grande: delegare l’anima
Abbiamo affidato ad altri ciò che era nostro compito.
La fede? Alla parrocchia.
L’educazione? Alla scuola.
I valori? Alla società.
E intanto i figli hanno capito una cosa chiarissima:
“Per mamma e papà Dio non è così importante.”
Perché i figli non ascoltano quello che diciamo.
Guardano quello che viviamo.
Se la domenica è il giorno della partita, della spesa, del centro commerciale…
ma non dell’Eucaristia,
il messaggio è arrivato forte e chiaro.
E allora come possono credere nel sacramento del matrimonio,
se non hanno mai visto che cosa significa vivere con Dio dentro una casa?
Dalla paura del matrimonio alla paura dell’amore
La convivenza sembra più semplice.
Più leggera.
Senza promesse, senza vincoli, senza “per sempre”.
Ma in realtà non è libertà.
È paura mascherata.
Paura di soffrire.
Paura di fallire.
Paura di donarsi fino in fondo.
E questa paura nasce quando non si è stati educati alla fiducia, alla fedeltà, al sacrificio, alla dimensione spirituale dell’amore.
Perché il matrimonio cristiano non è solo vivere insieme.
È dire: “Io scelgo te ogni giorno, davanti a Dio.”
Se Dio scompare dall’orizzonte, l’amore diventa fragile, provvisorio, negoziabile.
La mia paura… e la mia speranza
Confesso che tutto questo mi fa male.
Mi fa male vedere chiese con meno sposi.
Mi fa male vedere giovani che non credono più nel “per sempre”.
Ma più ancora mi fa male una Chiesa fatta di bambini… senza genitori.
Eppure, non voglio fermarmi alla paura.
Perché ogni volta che incontro una coppia che chiede il matrimonio in Chiesa, vedo ancora luce.
Ogni volta che un papà e una mamma pregano con i figli, vedo futuro.
Ogni volta che due sposi si perdonano, vedo il Vangelo vivo.
La conversione deve iniziare da noi
Forse il primo passo non è dire ai giovani cosa devono fare.
Il primo passo è chiederci:
- Che immagine di matrimonio abbiamo mostrato?
- Che posto ha Dio nella nostra casa?
- I nostri figli hanno visto la fede… o solo sentito parlare di fede?
Se vogliamo che tornino a credere nel sacramento, devono prima vedere che noi ci crediamo davvero.
Non con le parole.
Con la vita.
Il futuro del matrimonio non dipende solo dalle leggi, dall’economia o dalla società.
Dipende da case dove si ama, si perdona, si prega.
Dipende da adulti che tornano a essere testimoni, non solo organizzatori della vita dei figli.
Perché i giovani non hanno smesso di desiderare l’amore.
Hanno solo smesso di credere che sia possibile per sempre.
E forse è arrivato il tempo di mostrargli che si sbagliano.
✍️ Diacono Tonino Maiorana

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