Immagina la scena.
È mezzogiorno. Il sole cade pesante sulla terra. La polvere della strada si solleva sotto i passi.
Gesù cammina da ore. È stanco. Ha sete.
Arriva vicino a un pozzo antico. Un pozzo scavato secoli prima, il pozzo di Giacobbe.
Si siede sul bordo. Respira lentamente.
In quel momento non succede nulla di straordinario.
Nessun miracolo. Nessun discorso.
Solo un uomo stanco seduto su un pozzo.
Ma proprio lì sta per accadere uno degli incontri più belli del Vangelo.
Arriva una donna
All’orizzonte appare una figura.
È una donna.
Cammina da sola. Porta una brocca.
Viene a prendere acqua.
Ma non è un’ora normale.
Le donne di solito vanno al pozzo la mattina o la sera, quando il sole è più basso.
Lei invece arriva a mezzogiorno.
Perché?
Forse per evitare gli sguardi.
Forse per evitare le parole.
Forse per evitare i giudizi.
Quella donna porta dentro una storia complicata. Una storia fatta di relazioni spezzate, di solitudine, di ferite.
E come spesso accade quando la vita ferisce, il cuore diventa assetato.
Assetato di amore. Assetato di senso. Assetato di qualcuno che guardi dentro davvero.
Lo sguardo di Gesù
Gesù alza lo sguardo.
La vede.
E succede qualcosa di sorprendente.
Gesù non distoglie lo sguardo. Non evita la donna. Non la giudica.
La guarda.
Non come la guardano gli altri.
La guarda come Dio guarda una persona.
E poi pronuncia tre parole semplicissime:
“Dammi da bere.”
Non un rimprovero. Non una predica.
Una richiesta.
È come se Gesù dicesse:
Ho bisogno di te.
E qui il Vangelo rivela un mistero meraviglioso:
Dio ha sete.
Ha sete dell’uomo.
Ha sete del nostro cuore.
Il dialogo che cambia tutto
La donna rimane sorpresa.
Un giudeo che parla con una samaritana?
Un uomo che parla con una donna sconosciuta?
Gesù però continua.
E dice una frase straordinaria:
“Se tu conoscessi il dono di Dio… e chi è colui che ti dice dammi da bere, tu stessa gli avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva.”
Acqua viva.
Non acqua ferma. Non acqua che finisce.
Acqua che zampilla.
Acqua che rigenera.
Acqua che dà vita.
La donna non capisce subito.
E noi?
Quante volte anche noi non capiamo subito Dio?
Quante volte cerchiamo acqua ma nel posto sbagliato?
La sete del cuore
La donna ha cercato amore tante volte.
Cinque relazioni. Cinque tentativi.
Forse cinque delusioni.
Gesù non la umilia. Non la accusa.
Le rivela semplicemente la verità della sua vita.
E quella verità non distrugge.
Libera.
Perché per la prima volta qualcuno vede davvero il suo cuore.
Non la sua reputazione. Non il suo passato.
Il suo cuore.
L’incontro
A un certo punto qualcosa cambia.
La donna capisce.
Davanti a lei non c’è solo un uomo.
Non c’è solo un profeta.
Davanti a lei c’è il Messia.
Il Dio che entra nella storia.
Il Dio che cerca l’uomo.
Il Dio che si siede stanco accanto al pozzo pur di incontrare una persona.
Proprio lei.
Proprio in quel giorno.
Proprio in quell’ora.
Il gesto più bello
Il Vangelo racconta un dettaglio bellissimo.
La donna lascia la brocca.
Sembra una cosa piccola.
Ma non lo è.
Quella brocca rappresenta tutto ciò con cui cercava di dissetarsi prima.
E ora non le serve più.
Perché ha incontrato la sorgente.
E allora corre.
Corre verso il villaggio.
Corre verso la gente.
E dice:
“Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto!”
La donna che prima si nascondeva ora annuncia.
La donna che evitava le persone ora diventa missionaria.
Questo succede quando si incontra davvero Cristo.
La vita cambia direzione.
E noi?
Adesso fermiamoci.
Immaginiamo che quel pozzo sia qui.
Immaginiamo che Gesù sia seduto proprio davanti a noi.
E che dica a ciascuno di noi: “Dammi da bere.”
Non ti chiede perfezione. Non ti chiede una vita impeccabile.
Ti chiede il tuo cuore.
La tua sete.
Le tue ferite.
Perché solo quando gli consegniamo la nostra sete Lui può donarci l’acqua viva.
Preghiera finale
Signore Gesù,
anche noi veniamo ogni giorno
al pozzo della nostra vita.
A volte siamo stanchi.
A volte siamo feriti.
A volte abbiamo il cuore assetato.
Ma Tu sei lì.
Seduto accanto al nostro cammino.
Insegnaci a riconoscerti.
Donaci la tua acqua viva.
E fa’ che anche noi, come la Samaritana,
possiamo correre nel mondo
a dire con gioia:
Abbiamo incontrato il Signore.
Amen.
diacono Tonino Maiorana
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