Nel Santuario di Sant’Antonino, questa sera alle ore 18:30, una significativa tappa del cammino francescano: nuovi fratelli e sorelle saranno ammessi all’Ordine Francescano Secolare, mentre altri pronunceranno la loro Professione. Una testimonianza di fede, di speranza e di amore per il Vangelo.
diacono Tonino Maiorana
Ci sono momenti nella vita della Chiesa che non fanno rumore, ma lasciano un segno profondo nel cuore. Momenti nei quali il Vangelo sembra prendere vita, diventare storia, assumere il volto e il nome di uomini e donne che, con semplicità e coraggio, decidono di seguire Cristo sulle orme di san Francesco d’Assisi.
Questa sera, domenica 25 ottobre 2026, alle ore 18:30, il Santuario di Sant’Antonino a Barcellona Pozzo di Gotto diventerà il luogo di un incontro speciale tra la grazia di Dio e la risposta libera e generosa dell’uomo.
Fratelli e sorelle, dopo un cammino di discernimento, formazione e fraternità, vivranno due momenti particolarmente significativi: l’ammissione all’Ordine Francescano Secolare e la Professione della Regola francescana.
Non si tratta semplicemente di una cerimonia religiosa. È qualcosa di molto più profondo: è una risposta d’amore a un Amore che ha chiamato per primo.
Quando Francesco continua a parlare al cuore degli uomini
Sono trascorsi oltre ottocento anni da quando un giovane di Assisi, Francesco, ascoltando la voce del Crocifisso, comprese che la vera ricchezza non consiste nel possedere, ma nel donare; non nel dominare, ma nel servire; non nell’essere grandi agli occhi del mondo, ma nel diventare piccoli davanti a Dio.
Eppure, quella voce continua a risuonare.
Risuona nelle nostre città, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunità ecclesiali. Raggiunge uomini e donne che, pur vivendo immersi nelle responsabilità quotidiane, sentono nascere nel cuore un desiderio: non accontentarsi di conoscere Gesù, ma imparare a vivere come Lui.
È questo il cuore della vocazione francescana secolare.
Il Terz’Ordine Francescano, oggi Ordine Francescano Secolare (OFS), accoglie cristiani che scelgono di vivere il carisma di Francesco rimanendo pienamente inseriti nel mondo, nelle famiglie, nelle professioni e nella società.
Non fuggono dalla realtà, ma cercano di trasformarla con la forza mite del Vangelo.
Perché essere francescani non significa soltanto amare san Francesco, ma lasciarsi condurre da lui verso Cristo.
L’ammissione: il coraggio di dire «Eccomi»
Questa sera alcuni fratelli e sorelle compiranno il passo dell’ammissione, entrando in una nuova fase del loro cammino di formazione francescana.
Sono: Carmen • Andrea • Loredana • Giuseppe • Andrea • Francesco • Anna • Francesca • Lidia.
Dietro ciascuno di questi nomi c’è una storia. Ci sono domande, speranze, fatiche, incontri e piccoli segni attraverso i quali il Signore ha fatto sentire la sua presenza.
L’ammissione non rappresenta un traguardo, ma l’inizio di un cammino più consapevole.
È come aprire una porta e dire al Signore: «Eccomi, desidero conoscerti più profondamente. Insegnami a riconoscerti nei fratelli, soprattutto nei più poveri, nei sofferenti e in coloro che il mondo dimentica».
È il coraggio di mettersi in cammino senza pretendere di conoscere già tutta la strada.
Del resto, anche Francesco non comprese immediatamente ciò che Dio gli chiedeva. Imparò ad ascoltare, a lasciarsi trasformare e a scoprire progressivamente la bellezza di una vita consegnata al Vangelo.
La Professione: fare del Vangelo la propria vita
Particolarmente intenso sarà il momento della Professione, quando altri fratelli e sorelle assumeranno pubblicamente l’impegno di vivere il Vangelo secondo la spiritualità francescana, nella comunione della Chiesa.
Pronunceranno la loro Professione: Giuseppe • Fabio • Giusy • Santina • Francesco • Nino • Tiziana • Carmen • Ninetta • Emma • Nicola • Francesca • Santino • Salvatore • Tonino • Maurizio.
La Professione francescana non è una semplice promessa di appartenenza a un’associazione religiosa.
È una scelta di vita.
È il desiderio di passare dal Vangelo letto al Vangelo vissuto, dalla preghiera all’amore concreto, dalla fraternità proclamata alla fraternità costruita ogni giorno.
Chi professa la Regola francescana non promette di essere perfetto. Si impegna, piuttosto, a lasciarsi continuamente convertire dall’amore di Dio.
Perché la santità non consiste nel non cadere mai, ma nel rialzarsi ogni volta, affidandosi alla misericordia del Padre.
Una fraternità che diventa testimonianza
In un tempo nel quale sembrano prevalere l’individualismo, l’indifferenza e la ricerca del proprio interesse, la scelta di questi fratelli e sorelle assume un significato profondamente profetico.
Ci ricorda che è ancora possibile vivere relazioni fondate sulla gratuità, sul perdono, sull’accoglienza e sulla pace.
San Francesco non costruì la fraternità scegliendo persone perfette, ma imparando a riconoscere in ogni uomo e in ogni donna un fratello e una sorella.
È questa una delle sfide più grandi anche per le nostre comunità cristiane.
Non basta chiamarci fratelli. Dobbiamo imparare a esserlo.
Non basta parlare di pace. Dobbiamo costruirla nelle nostre famiglie, nelle parrocchie, nei rapporti quotidiani.
Non basta annunciare la povertà evangelica. Occorre imparare a liberarci da tutto ciò che rende il cuore incapace di amare.
La fraternità francescana diventa autentica quando nessuno si sente superiore, nessuno viene lasciato indietro e ciascuno riconosce nell’altro un dono di Dio.
Una vocazione che interpella tutta la Chiesa
Quello che vivremo questa sera non riguarda soltanto i fratelli e le sorelle dell’Ordine Francescano Secolare.
Riguarda tutta la comunità ecclesiale.
Ogni vocazione autentica, infatti, è un dono che lo Spirito Santo suscita per il bene dell’intero Popolo di Dio.
La Chiesa ha bisogno di uomini e donne capaci di testimoniare il Vangelo senza clamore, di servire senza cercare riconoscimenti, di costruire ponti dove sorgono divisioni e di portare speranza dove sembra prevalere la rassegnazione.
Ha bisogno di cristiani che non considerino la fede una semplice appartenenza religiosa, ma una forza capace di trasformare la vita.
In questo senso, la spiritualità francescana ci consegna un messaggio straordinariamente attuale: la Chiesa è bella quando ciascuno mette il proprio dono a servizio degli altri e nessuno pretende di essere protagonista al posto di Cristo.
È la bellezza di una Chiesa che cammina insieme, nella quale le diverse vocazioni non si contrappongono, ma si arricchiscono reciprocamente.
Dal Santuario alle strade della vita
Quando questa sera terminerà la celebrazione e le porte del Santuario si apriranno nuovamente sulla città, il momento più importante non sarà concluso.
Sarà appena cominciato.
Perché la vera Professione si rinnova ogni mattina, quando si sceglie di perdonare invece di giudicare, di ascoltare invece di condannare, di servire invece di pretendere.
Si rinnova quando una madre o un padre educano con amore i propri figli; quando un lavoratore svolge con onestà il proprio compito; quando qualcuno si ferma accanto a una persona sola; quando una comunità trova il coraggio di ricominciare dopo una ferita.
È lì che il carisma di Francesco diventa vita.
È lì che il Vangelo smette di essere soltanto una pagina scritta e diventa una presenza viva.
Un augurio che diventa preghiera
A tutti i fratelli e le sorelle che questa sera vivranno l’ammissione e la Professione giunga un augurio sincero e fraterno.
Che possiate conservare sempre la gioia del primo incontro con il Signore.
Che la vostra fraternità sia una casa dalle porte aperte, dove ciascuno possa sentirsi accolto, ascoltato e amato.
Che la vostra presenza nella Chiesa e nella società sia discreta, ma luminosa; umile, ma coraggiosa; semplice, ma capace di lasciare tracce profonde.
E quando il cammino si farà difficile, ricordate che Francesco non ci ha insegnato a confidare nelle nostre capacità, ma ad abbandonarci nelle mani di Dio.
Non abbiate paura di essere piccoli. È attraverso i piccoli che Dio continua a compiere cose grandi.
Questa sera, nel Santuario di Sant’Antonino, non assisteremo soltanto a un rito. Vedremo una pagina del Vangelo che continua a essere scritta attraverso la vita di fratelli e sorelle che hanno scelto di seguire Gesù.
E forse, tornando a casa, ciascuno di noi potrebbe portare con sé una domanda:
«E io, nella mia vita di ogni giorno, quale volto di Cristo sto mostrando agli altri?»
Perché, in fondo, il messaggio di Francesco è tutto qui: non cercare di apparire santi, ma lasciare che l’amore di Dio renda santa la nostra quotidianità.
Pace e bene!
diacono Tonino Maiorana
Terziario francescano
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