Ci sono momenti in cui la vita della Chiesa si fa più intensa, più vera, più luminosa.
Momenti in cui non assistiamo semplicemente a una celebrazione, ma entriamo dentro un mistero che ci riguarda tutti.
Martedì 14 aprile alle ore 18:00, nella Basilica Cattedrale di Messina, accadrà proprio questo.
Non sarà solo il conferimento di alcuni ministeri.
Sarà un incontro tra il cielo e la terra.
Sarà il momento in cui Dio continuerà a chiamare… e l’uomo, ancora una volta, risponderà.
La voce di Dio che chiama per nome
La vocazione non è mai anonima.
Dio non chiama “in generale”.
Dio chiama per nome.
E quei nomi, che leggeremo e ascolteremo, non sono semplici parole scritte su un foglio.
Sono storie, volti, percorsi di vita.
Sono persone che, nel silenzio della loro quotidianità, hanno sentito una voce.
Una voce discreta, ma insistente.
Una voce capace di entrare nel cuore e di trasformarlo.
E hanno scelto di fidarsi.
Diventare voce della Parola
Riceveranno il ministero del Lettorato:
Maria Daniela Mancuso
Rosario Marchese
Domenica Mastroieni
Il loro non sarà soltanto un servizio liturgico.
Sarà una missione.
Essere lettori significa diventare voce della Parola.
Significa lasciarsi abitare dal Vangelo, fino a farlo risuonare nella propria vita.
Quando proclameranno le Scritture, non offriranno solo un testo…
ma apriranno uno spazio in cui Dio continua a parlare al suo popolo.
Servire il mistero dell’Eucaristia
Riceveranno il ministero dell’Accolitato:
Maria Cristina Albertini
Angela Marino
Antonio Triolo
Giandomenico Alfio Trischitta
Le loro mani si avvicineranno al cuore della fede: l’Eucaristia.
Non è un gesto qualsiasi.
È un servizio che educa al silenzio, all’adorazione, alla cura.
Servire all’altare significa imparare, giorno dopo giorno, a diventare ciò che si contempla:
pane spezzato per gli altri.
Un cammino che conduce al servizio
Accanto a loro, ci sono altri fratelli che stanno percorrendo un cammino ancora più profondo, quello verso il Diaconato permanente:
Salvatore Ballì
Placido Cama
Diego Campo
Ugo Antonio Da Campo
Claudio Gelsomino
Giuseppe Linguaglossa
Giovanni Monteforte
Andrea Pinesi
Giovanni Vicari
Roberto Zinnanti
Il diaconato non è un traguardo, ma una forma di vita.
È scegliere ogni giorno di servire.
È imparare a chinarsi, come Gesù nel Cenacolo.
È portare il Vangelo nelle situazioni concrete della vita: nelle famiglie, tra i poveri, accanto agli ammalati, nelle periferie dell’esistenza.
È una vocazione che parla di dono, di umiltà, di amore concreto.
Una gioia che appartiene a tutti
Questa non è la gioia di pochi.
È la gioia di tutta la Chiesa.
È la gioia di chi ha accompagnato questi fratelli: formatori, sacerdoti, comunità, famiglie.
È la gioia di chi ha pregato per loro.
È la gioia di chi continua a credere che Dio non ha smesso di chiamare.
Perché ogni vocazione è un segno di speranza.
Una domanda che ci riguarda
Di fronte a questi nomi, a queste storie, a questi “sì”…
non possiamo restare spettatori.
Perché la vocazione non è qualcosa che riguarda solo alcuni.
È una chiamata che, in forme diverse, raggiunge tutti.
Forse non tutti siamo chiamati al ministero istituito.
Forse non tutti al diaconato.
Ma tutti siamo chiamati ad amare, a servire, a donare la vita.
E allora la domanda diventa personale:
E io? A cosa mi chiama Dio oggi?
Una Chiesa viva
In un tempo in cui spesso si parla di crisi e difficoltà,
questo momento ci ricorda una verità semplice e potente:
Dio continua a chiamare.
E l’uomo continua a rispondere.
E finché ci sarà qualcuno capace di dire “Eccomi”,
la Chiesa sarà viva.
Accompagniamo questi fratelli con la preghiera.
Custodiamo i loro nomi nel cuore.
E lasciamo che anche la nostra vita diventi risposta.
Eccomi, Signore.
diacono Tonino Maiorana
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