Il 31 ottobre, mentre il mondo si prepara a celebrare Halloween tra maschere, fantasmi e simboli della paura, noi cristiani siamo chiamati a riscoprire la bellezza della santità, della vita e della luce di Cristo.
diacono Tonino Maiorana
Una festa che ci invita a riflettere
Ogni anno, con l’avvicinarsi del 31 ottobre, le nostre strade, i negozi, le scuole e persino le case si riempiono di zucche illuminate, scheletri, streghe, fantasmi e immagini inquietanti.
I bambini vengono invitati a travestirsi da mostri, vampiri o personaggi legati alla morte, mentre risuona ovunque la frase: «Dolcetto o scherzetto?».
Per molti si tratta semplicemente di un’occasione per divertirsi, stare insieme e condividere qualche dolciume. E non dobbiamo pensare che chi partecipa a questa festa voglia necessariamente avvicinarsi al male.
Ma noi cristiani non possiamo fermarci alle apparenze. Dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda:
Che cosa stiamo realmente celebrando? E soprattutto, quali valori stiamo trasmettendo ai nostri figli?
Perché non tutto ciò che diverte educa, non tutto ciò che è diventato una tradizione commerciale merita di essere accolto senza riflettere.
Halloween non è una festa cristiana
È importante chiarire un aspetto fondamentale: Halloween, nella forma in cui viene comunemente celebrato oggi, non è una festa liturgica cristiana.
Il termine Halloween deriva dall’espressione inglese All Hallows’ Eve, che significa «vigilia di Tutti i Santi».
Le sue origini sono complesse e intrecciano antiche tradizioni popolari, tra cui quelle legate alla festa celtica di Samhain, con successive usanze sviluppatesi in contesti cristiani.
Tuttavia, la celebrazione contemporanea di Halloween ha assunto soprattutto un carattere commerciale e ricreativo, spesso caratterizzato da immagini legate alla paura, al macabro e al mondo soprannaturale.
Occorre distinguere le tradizioni popolari dalla fede cristiana.
La Chiesa cattolica, infatti, il 1° novembre non celebra il terrore, la magia o il mistero delle tenebre, ma la solennità di Tutti i Santi: una festa luminosa che annuncia la vittoria della vita sulla morte e dell’amore sul peccato.
La differenza non è soltanto nelle decorazioni o nei costumi, ma soprattutto nel messaggio che desideriamo comunicare.
Che cosa evocano i simboli di Halloween?
Le immagini più diffuse di Halloween richiamano frequentemente la morte, la paura, gli spiriti, le streghe, i demoni e l’occulto.
Naturalmente, utilizzare una zucca illuminata o indossare un costume non significa praticare la magia o aderire a credenze contrarie alla fede cristiana.
Eppure, sul piano educativo, è giusto domandarci quale immaginario stiamo proponendo ai bambini.
Perché abituarli a considerare la paura come protagonista della festa, quando possiamo insegnare loro la gioia?
Perché mettere al centro figure mostruose, quando possiamo raccontare la bellezza di uomini e donne che hanno trasformato il mondo attraverso l’amore?
Perché affascinarli con le tenebre, quando abbiamo ricevuto il dono della luce?
Gesù ci dice:
«Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).
Queste parole non sono una semplice immagine poetica. Sono il cuore della nostra fede.
Il cristiano è chiamato a vivere nella luce, a riconoscere il bene, a testimoniare la speranza e a non lasciarsi dominare dalla paura.
Ecco perché ritengo importante che le famiglie cristiane riflettano sul significato delle feste che propongono ai propri figli.
Non si tratta di proibire il divertimento, ma di educare a scegliere ciò che rende il cuore più libero, più luminoso e più vicino a Dio.
La vera festa è quella di Tutti i Santi
Il 1° novembre la Chiesa ci invita a contemplare una moltitudine immensa di uomini e donne che hanno accolto l’amore di Dio e lo hanno trasformato in vita concreta.
Sono i santi.
Non soltanto quelli raffigurati nelle statue o ricordati nei calendari liturgici, ma anche quella moltitudine di persone che, nel silenzio della vita quotidiana, hanno amato, perdonato, servito e donato se stesse.
Sono i genitori che hanno educato i figli nella fede.
Sono le madri che hanno pregato tra le lacrime.
Sono i padri che hanno lavorato onestamente per sostenere la famiglia.
Sono i sacerdoti, i diaconi, i consacrati e i laici che hanno consumato la propria esistenza al servizio del Vangelo.
Sono i giovani che hanno avuto il coraggio di scegliere Cristo.
Sono i poveri, gli ammalati e i sofferenti che hanno custodito la speranza anche nei momenti più difficili.
La santità non appartiene soltanto a persone straordinarie. È una chiamata rivolta a ciascuno di noi.
San Pietro scrive:
«Siate santi, perché io sono santo» (1Pt 1,16).
E Gesù, nel discorso della montagna, ci indica la strada attraverso le Beatitudini (Mt 5,1-12).
Beati i misericordiosi. Beati i puri di cuore. Beati gli operatori di pace. Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia.
Ecco i veri protagonisti della festa cristiana!
Non personaggi che incutono paura, ma testimoni che insegnano ad amare.
Non figure che evocano la disperazione, ma uomini e donne che annunciano la speranza.
Non la celebrazione delle tenebre, ma la gioia di appartenere a Cristo.
Cari genitori, quale festa vogliamo consegnare ai nostri figli?
Vorrei rivolgermi soprattutto ai genitori, ai nonni, ai catechisti e a tutti coloro che hanno una responsabilità educativa.
I bambini imparano molto più da ciò che vedono che da ciò che ascoltano.
Se insegniamo loro che il 31 ottobre è soltanto la notte delle streghe e dei fantasmi, rischiamo di lasciare nell’ombra una delle feste più belle della nostra fede.
Ma se raccontiamo la vita di san Francesco d’Assisi, di santa Chiara, di san Carlo Acutis, di santa Teresa di Calcutta e di tanti altri testimoni del Vangelo, possiamo accendere nei loro cuori il desiderio di diventare persone migliori.
Immaginiamo una festa nella quale i bambini si incontrano, giocano, cantano, condividono dolci e ascoltano le storie dei santi.
Una festa nella quale nessuno viene spaventato, ma tutti vengono accolti.
Una festa nella quale si scopre che essere santi non significa essere tristi, ma vivere pienamente la gioia del Vangelo.
La santità non spegne il sorriso dei bambini: lo illumina di un significato più profondo.
Non dobbiamo sottrarre ai nostri figli la gioia della festa. Dobbiamo offrire loro una gioia ancora più grande.
Festeggiamo tutti i santi: una proposta per le nostre comunità
Le nostre parrocchie, gli oratori e i gruppi di catechismo possono trasformare il 31 ottobre in una bella occasione di evangelizzazione.
Non è necessario organizzare una festa contro qualcuno o qualcosa.
È molto più significativo organizzare una festa per qualcuno: per Gesù Cristo e per tutti coloro che hanno vissuto nella sua luce.
Una festa con giochi, musica, dolci condivisi, momenti di preghiera e brevi racconti sulla vita dei santi.
I bambini potrebbero scegliere un santo, conoscerne la storia e raccontare ai compagni quale insegnamento hanno ricevuto dalla sua testimonianza.
Anche i genitori potrebbero partecipare, riscoprendo insieme ai figli che la fede non è fatta soltanto di precetti, ma soprattutto di relazioni, comunione, bellezza e gioia.
Papa Francesco, nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate, ci ricorda che la santità si vive nelle situazioni ordinarie dell’esistenza e che tutti siamo chiamati a percorrere questa strada.
Ecco la nostra missione educativa: mostrare ai bambini che la santità non è un traguardo impossibile, ma un cammino che comincia dai piccoli gesti quotidiani.
Un sorriso donato, un compagno aiutato, una parola gentile, un perdono sincero, un gesto di generosità.
Anche così si diventa santi.
Una riflessione dal cuore di un diacono
Come diacono della Chiesa cattolica, sento il dovere pastorale di richiamare l’attenzione su un aspetto che considero fondamentale: non possiamo delegare alla moda, alla pubblicità o al mercato l’educazione spirituale dei nostri bambini.
La fede deve essere proposta con intelligenza, delicatezza e coraggio.
Non dobbiamo demonizzare le persone che festeggiano Halloween, né giudicare le famiglie che vi partecipano.
Dobbiamo però avere la capacità di proporre qualcosa di diverso, qualcosa che nasca dal Vangelo e conduca a Cristo.
La nostra risposta non deve essere la paura, ma la testimonianza.
Non la condanna, ma l’educazione.
Non la contrapposizione sterile, ma la proposta gioiosa della santità.
Mi piace pensare a una Chiesa nella quale i bambini non conoscano soltanto i personaggi dei cartoni animati o i protagonisti delle feste commerciali, ma imparino ad amare anche i santi, scoprendo che dietro ogni santo c’è una storia umana fatta di difficoltà, cadute, conversione e amore.
Perché i santi non sono nati perfetti.
Hanno imparato, giorno dopo giorno, a lasciarsi trasformare dalla grazia di Dio.
E questa possibilità è offerta anche a noi.
Scegliamo la luce!
Il 31 ottobre può diventare un’occasione preziosa per prepararci alla solennità di Tutti i Santi.
Non lasciamo che il rumore delle feste commerciali soffochi la bellezza del messaggio cristiano.
Non permettiamo che i nostri bambini conoscano meglio le storie dei fantasmi che quelle dei santi.
Aiutiamoli a scoprire che la vera gioia non nasce dallo spaventare gli altri, ma dal voler loro bene.
Che la vera forza non consiste nel sembrare mostruosi, ma nell’avere il coraggio di essere buoni.
Che la vera luce non viene da una zucca illuminata, ma da Cristo risorto, che ha vinto il peccato e la morte.
San Paolo ci ricorda:
«Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce» (Ef 5,8).
E allora, cari genitori, cari catechisti, cari bambini, facciamo una scelta bella e significativa.
Il 31 ottobre prepariamoci a festeggiare tutti i santi!
Riempiamo i nostri ambienti di sorrisi, di colori, di musica, di amicizia e di condivisione.
Raccontiamo ai bambini che il mondo ha bisogno di persone buone, generose, coraggiose, capaci di amare come Gesù.
Perché il nostro obiettivo non è semplicemente allontanarli da una festa, ma accompagnarli verso una vita illuminata dal Vangelo.
E ricordiamoci sempre:
«Halloween celebra spesso la paura. Tutti i Santi ci ricordano che l’amore è più forte della morte. Non scegliamo ciò che spaventa, ma Colui che salva: Gesù Cristo!»
diacono Tonino Maiorana
Collaboratore pastorale
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