Una vita dedicata al Vangelo, alla formazione e a una Chiesa capace di ascoltare tutte le sue voci.
Oggi, 23 settembre 2026, padre Felice Scalia, gesuita e teologo, è tornato alla Casa del Padre. La notizia della sua morte mi riporta agli anni in cui frequentavo l’ISSUR Ignatianum di Messina per conseguire il magistero in Scienze umane e religiose. Ho avuto l’onore di conoscerlo in quel periodo, quando per un certo tempo fu anche preside dell’Istituto.
Gesuita dal 1947, padre Felice ha dedicato la vita allo studio, all’insegnamento e all’annuncio del Vangelo. Ha insegnato alla Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e all’Istituto Superiore di Scienze Umane e Religiose di Messina. Per me, dunque, il suo nome non appartiene soltanto alle pagine dei libri: è legato anche a un tempo importante della mia formazione.
Nei suoi scritti ha riflettuto sulle relazioni nella Chiesa e sulla ministerialità della parrocchia. Sono temi che continuano a interrogarci: sappiamo riconoscere i doni che lo Spirito affida a ciascuno? Sappiamo costruire comunità in cui l’ascolto e il servizio abbiano davvero spazio?
La sua attenzione si è rivolta anche alle persone lasciate ai margini. In una riflessione sulla lavanda dei piedi richiamò i migranti, le donne vittime di violenza e le persone detenute. Ricordava così che il gesto di Gesù ci chiede di guardare in volto chi ha bisogno di dignità, vicinanza e amore.
Oggi, nel ricordarlo, si intrecciano la gratitudine per averlo conosciuto e la preghiera per lui. Affidiamo padre Felice al Signore che ha annunciato e servito. La speranza della Risurrezione ci accompagni nel salutarlo, mentre custodiamo ciò che la sua vita ha seminato.
Grazie, padre Felice. Il Signore ti accolga nella sua pace.
diacono Tonino Maiorana
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