Domenica della Parola di Dio – 25 gennaio 2026
«Porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore» (Ger 31,33).
Con questa promessa di Dio si apre idealmente il cammino della Domenica della Parola di Dio, che la Chiesa celebra anche quest’anno come un invito pressante a riscoprire la forza viva e trasformante della Scrittura nella vita personale e comunitaria
Non celebriamo un libro, ma una Presenza.
Non ascoltiamo semplicemente parole antiche, ma la voce viva di Cristo che oggi parla al suo popolo.
La Parola: cuore pulsante della liturgia
La liturgia della Parola non è un “momento preparatorio” alla liturgia eucaristica, ma un’unica mensa, nella quale Cristo stesso si dona:
- parla quando le Scritture sono proclamate;
- si spezza quando il Pane è condiviso.
Il Concilio Vaticano II lo afferma con chiarezza: «Cristo è presente nella sua Parola, giacché è Lui che parla quando nella Chiesa si leggono le Sacre Scritture» (Sacrosanctum Concilium, 7).
Per questo, durante la celebrazione, la Parola va onorata, ascoltata, custodita, non semplicemente “letta”.
Il sussidio CEI per il 2026 richiama con forza il tema del cuore, luogo biblico dell’ascolto profondo, del discernimento, della decisione. È lì che la Parola desidera scendere, incidere, trasformare
Alcuni spunti pratici per vivere bene la celebrazione
1. Curare lo spazio dell’ascolto
L’ambone non è un leggio qualsiasi: è il luogo della Parola viva.
Il sussidio suggerisce di:
- ornare sobriamente l’ambone;
- collocare un leggio visibile per l’Evangeliario dopo la proclamazione;
- valorizzare ceri e incenso, segni di venerazione e di festa.
Piccoli segni che educano l’assemblea a comprendere che Dio sta parlando.
2. Dare tempo al silenzio
Il silenzio non è un vuoto da riempire, ma uno spazio in cui la Parola scende dal suono al cuore.
Brevi pause:
- prima della Liturgia della Parola,
- dopo le letture,
- al termine dell’omelia,
permettono allo Spirito di compiere il suo lavoro interiore, come accadde ai discepoli di Emmaus: «Non ardeva forse il nostro cuore?» (Lc 24,32).
3. Preparare con cura i ministeri
Lettori, salmisti, diaconi non “prestano la voce”: si fanno strumenti.
Una proclamazione preparata, meditata, pregata, aiuta l’assemblea a riconoscere che Cristo è presente e parla oggi.
4. Valorizzare il canto della Parola
Il salmo responsoriale, l’Alleluia, le acclamazioni non sono intervalli musicali, ma Parola cantata, risposta orante del popolo a Dio. Il canto educa il cuore ad ascoltare con tutto sé stesso.
La Parola che ci trasforma
Papa Francesco, nella recente enciclica Dilexit nos, ricorda che la Parola di Dio è «viva ed efficace» e scruta i pensieri e i sentimenti del cuore (cf. Eb 4,12). Essa non accarezza soltanto, ma interroga, converte, guarisce.
Ascoltare davvero la Parola significa lasciarsi:
- mettere in discussione,
- consolare nelle fatiche,
- orientare nelle scelte,
- inviare nella missione.
Non a caso la Scrittura insiste: «Il Signore non guarda l’apparenza, ma il cuore» (1Sam 16,7).
E là dove la Parola trova un cuore aperto, nasce una fede capace di diventare vita concreta, carità operosa, testimonianza credibile.
Una Parola per la Chiesa di oggi
Celebrare la Domenica della Parola di Dio significa rimettere Cristo al centro:
- nel cuore dei singoli credenti;
- nel cuore della comunità;
- nel cuore della celebrazione.
È un invito a passare da una fede “abitudinaria” a una fede ascoltata, interiorizzata, vissuta.
Come ricorda il Magistero: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (San Girolamo).
In questa Domenica speciale, lasciamoci raggiungere dalla Parola come da una visita attesa.
Accogliamola con rispetto, con silenzio, con cuore disponibile.
Perché quando la Parola è ascoltata davvero, Cristo entra, rimane e trasforma.
E la Chiesa, nutrita da questa Parola, diventa ciò che è chiamata a essere:
una comunità che ascolta, vive e annuncia il Vangelo.
✍️ Diacono Tonino Maiorana




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