Il Messaggio per la Quaresima 2026 di Papa Leone XIV ci consegna due verbi semplici e radicali: ascoltare e digiunare.
Non due pratiche da aggiungere alla nostra agenda già piena, ma due movimenti interiori capaci di rimettere Dio al centro e di restituire verità alla nostra vita La Santa Sede.
Leggendo queste parole, mi sono chiesto: “come mi sto preparando a vivere la Quaresima?“
E, mentre scrivo, sento che la domanda non è solo mia. È anche tua.
La Quaresima non è un tempo “in più”. È un tempo vero. È il tempo in cui smettiamo di recitare e iniziamo a convertirci.
1. Ascoltare: lasciare che Dio mi raggiunga
Il Santo Padre ci ricorda che ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola.
Ascoltare non è semplicemente sentire.
Ascoltare è fermarsi, fare spazio, togliere il rumore.
Viviamo immersi nelle notifiche, nei giudizi, nelle parole gridate. Parliamo tanto, ma ascoltiamo poco. Anche nella fede rischiamo di fare così: partecipiamo, organizziamo, discutiamo… ma non sempre ascoltiamo davvero il Signore.
Eppure Dio è un Dio che ascolta.
Nel roveto ardente dice: «Ho udito il grido del mio popolo».
Se Dio ascolta il grido dell’uomo, io, diacono, servo e discepolo di Cristo, posso permettermi di non ascoltare?
La Quaresima diventa allora un laboratorio del cuore:
- ascoltare la Parola senza fretta;
- ascoltare il coniuge senza interrompere;
- ascoltare i figli senza moralizzare;
- ascoltare il povero senza sospetto;
- ascoltare chi non la pensa come me senza etichettarlo.
Forse la prima conversione è questa: passare dall’io che parla al cuore che ascolta.
Quando ascolti davvero, accade qualcosa di sorprendente: inizi a vedere la sofferenza che prima ignoravi. La Parola educa il nostro orecchio a riconoscere il grido che sale dall’ingiustizia.
La Quaresima non è fuga dal mondo.
È imparare a sentirne il dolore con il cuore di Cristo.
2. Digiunare: liberare il desiderio
Il Papa ci ricorda che il digiuno è un esercizio concreto che coinvolge il corpo.
Non è formalità. È verità.
Ma di cosa abbiamo fame oggi?
Fame di approvazione.
Fame di successo.
Fame di apparire.
Fame di avere ragione.
Il digiuno smaschera le nostre false necessità.
Ci aiuta a discernere ciò che è essenziale.
E qui sento forte una provocazione: forse dobbiamo digiunare non solo dal cibo, ma anche da ciò che inquina l’anima.
Il Santo Padre parla di una forma di astensione concreta: digiunare dalle parole che feriscono.
Quante ferite nascono da una frase detta con leggerezza.
Quante relazioni si spezzano per un giudizio tagliente.
Quanta amarezza nei social, nelle discussioni, perfino nelle comunità cristiane.
E se questa Quaresima decidessimo di:
- non parlare male di chi è assente;
- non condividere notizie che umiliano;
- non usare l’ironia come arma;
- non trasformare il dissenso in disprezzo?
Digiunare dalla cattiveria verbale è un atto rivoluzionario.
È scegliere di incarnare Cristo nella lingua.
Il digiuno, quando è autentico, dilata il cuore, dice Sant’Agostino.
E un cuore dilatato è capace di amare di più.
3. Insieme: la conversione è comunitaria
La Quaresima non è un’impresa solitaria.
Il Papa ricorda che il popolo si radunò per ascoltare la Legge e digiunare insieme.
La conversione non riguarda solo il singolo, ma lo stile delle relazioni.
Questo mi interpella profondamente.
Non basta che io sia “un po’ più buono”.
La mia famiglia deve respirare più Vangelo.
La mia comunità deve diventare più accogliente.
La mia città deve sentire che i cristiani non sono giudici, ma servitori.
La Quaresima è il tempo in cui le nostre parrocchie dovrebbero diventare luoghi dove il grido trova ascolto.
Non luoghi perfetti.
Ma luoghi veri.
4. Incarnare Cristo: da spettatori a protagonisti
C’è un rischio sottile: vivere la Quaresima come spettatori.
Ascoltiamo le omelie.
Facciamo qualche sacrificio.
Aspettiamo la Pasqua.
Ma il Vangelo non chiede spettatori.
Chiede discepoli.
Incarnare Cristo significa:
- essere presenza che consola;
- diventare parola che costruisce;
- scegliere la mitezza quando tutti gridano;
- perdonare quando sarebbe più facile chiudere;
- restare fedeli quando la fede sembra inutile.
Cristo non ha salvato il mondo con discorsi astratti.
Lo ha salvato con un amore concreto, fino alla croce.
E allora la domanda diventa personale:
- Dove posso essere Cristo oggi?
- Chi attende il mio ascolto?
- Da quali parole devo digiunare?
- Quale passo concreto di conversione sono disposto a fare?
La Quaresima 2026 non è un invito generico.
È una chiamata.
Ascoltare.
Digiunare.
Camminare insieme.
Ma soprattutto: lasciare che Cristo prenda carne in me.
Non in teoria.
Non nei post.
Non nelle buone intenzioni.
Nella vita.
Perché il mondo non ha bisogno di cristiani che parlano di Cristo.
Ha bisogno di uomini e donne che lo rendano visibile.
Forse, in questa Quaresima, il primo miracolo che Dio vuole compiere
è proprio questo:
fare di te, fare di me,
un frammento vivo della sua Pasqua.
diacono Tonino Maiorana
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