Dal 22 settembre 1996 al servizio della Chiesa: una vita donata tra la Sicilia, la Campania e l’Africa
Ci sono date che non rimangono soltanto impresse nel calendario, ma diventano parte dell’anima. Date nelle quali la vita cambia direzione, perché una parola pronunciata davanti a Dio diventa promessa, cammino e dono.
Per padre Damiano La Rosa quella data è il 22 settembre 1996.
Quel giorno, nella città di Napoli, riceveva l’ordinazione sacerdotale e consegnava per sempre la propria vita a Cristo e alla Chiesa. Sono trascorsi trent’anni da quell’“eccomi”: trent’anni di altari e di strade, di comunità incontrate e poi lasciate, di volti custoditi nel cuore, di gioie profonde, di prove silenziose, di partenze coraggiose e di nuovi inizi.
Domenica 20 settembre 2026, alle ore 19.00, nella Chiesa Madre di Merì, la comunità parrocchiale di Santa Maria Annunziata si stringerà attorno al suo parroco per celebrare solennemente questo importante anniversario. Non sarà soltanto una festa per ricordare il passato, ma soprattutto un rendimento di grazie per l’opera che Dio ha compiuto attraverso la vita e il ministero di un suo sacerdote.
Una vocazione nata tra la gente di mare
Padre Damiano è originario di Milazzo, dove è nato e cresciuto nello storico rione marinaro di Vaccarella. In quella terra affacciata sul mare, tra la semplicità delle famiglie e la fede trasmessa di generazione in generazione, sono maturati i primi passi della sua vocazione.
Il mare insegna a partire, ma anche a ritornare. Insegna ad affrontare le tempeste, a non perdere l’orizzonte e a riconoscere, persino nelle notti più oscure, la presenza di una luce capace di indicare la rotta.
Anche il cammino sacerdotale di padre Damiano è stato così: un continuo partire per servire e un continuo ritornare alle sorgenti della propria vocazione.
Per molti anni ha vissuto il carisma dell’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, facendo della spiritualità della conversione, dell’umiltà e della carità il cuore del proprio ministero. All’interno dell’Ordine ha ricoperto importanti responsabilità, fino a essere scelto per tre mandati come Correttore provinciale.
Ma prima ancora degli incarichi, delle nomine e delle responsabilità, c’è sempre stato un uomo chiamato a spezzare il pane della Parola, a celebrare l’Eucaristia e a condividere il cammino della gente.
Un sacerdote con il cuore missionario
La vocazione autentica non permette di rimanere chiusi nei propri confini. Spinge a partire, ad attraversare distanze geografiche e umane, a raggiungere coloro che spesso rimangono ai margini dello sguardo del mondo.
Il ministero di padre Damiano lo ha condotto anche in Congo, dove ha contribuito alla fondazione di una missione. In quella terra segnata dalla povertà e dalle difficoltà, il Vangelo non poteva essere annunciato soltanto con le parole. Doveva diventare vicinanza, aiuto concreto, condivisione, speranza.
L’Africa gli ha fatto incontrare una Chiesa povera di mezzi, ma ricca di fede; una Chiesa capace di pregare, sorridere e sperare anche quando la vita sembra non concedere nulla.
Il sacerdote missionario non parte per portare Dio in un luogo nel quale Dio non è presente. Parte per scoprire che il Signore lo ha già preceduto e lo attende nel volto dei poveri, dei bambini, degli ammalati e di quanti domandano non soltanto un aiuto, ma qualcuno disposto a fermarsi accanto a loro.
In quel servizio padre Damiano ha mostrato il volto di un sacerdozio che non si accontenta di custodire ciò che possiede, ma sceglie di donarsi.
Dalla Sicilia alla Campania
Gran parte del suo ministero si è svolta in Campania, in realtà pastorali molto differenti tra loro: dalla monumentale Basilica di San Francesco di Paola, nel cuore di Piazza del Plebiscito a Napoli, alle periferie umane e sociali di Pizzofalcone.
Luoghi diversi, ma abitati dalla stessa sete di ascolto, di consolazione e di Vangelo.
Per alcuni anni padre Damiano è tornato nella sua Milazzo, dove ha guidato la comunità di Santa Maria Maggiore ed è stato rettore del Santuario di San Francesco di Paola. È stato un ritorno alle proprie radici, ma anche un nuovo modo di restituire alla sua terra quanto aveva ricevuto.
Nel 2019 un’altra tappa importante: il servizio come parroco della comunità del Sacro Cuore di Gesù a Torre Annunziata. Durante la celebrazione del suo insediamento, presieduta dal cardinale Crescenzio Sepe, furono pronunciate parole semplici, ma capaci di descrivere profondamente il suo ministero:
«Padre Damiano è un sacerdote che vuole donarsi».
Forse non esiste definizione più bella per un sacerdote. Non un uomo che cerca se stesso, ma un uomo che desidera consegnarsi; non il padrone di una comunità, ma il servo della sua gioia; non colui che trattiene, ma colui che offre.
Il ritorno nella Chiesa di Messina
Dopo gli anni trascorsi in Campania, il cammino di padre Damiano lo ha ricondotto in Sicilia, nell’Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela.
Ha prestato un breve servizio come amministratore parrocchiale nella comunità di Santa Margherita, raccogliendo una delicata eredità pastorale dopo la morte di padre Antonio Dino.
Nel settembre 2024 è stato nominato parroco della Parrocchia Santa Maria Annunziata di Merì.
Ancora una volta una nuova comunità, nuovi volti, nuove storie da conoscere e amare. Perché ogni parrocchia non è semplicemente un luogo nel quale celebrare, ma una famiglia da accompagnare. Il parroco entra nelle gioie e nei dolori della gente: benedice gli inizi, sostiene nelle prove, asciuga lacrime, celebra l’amore, accompagna nell’ultimo saluto e continua a indicare Cristo quando le parole umane non bastano più.
Oggi Merì è la casa nella quale padre Damiano vive e rinnova quotidianamente il suo “sì”.
Trent’anni custoditi nel calice
Che cosa rimane dopo trent’anni di sacerdozio?
Rimangono le Eucaristie celebrate, le mani sollevate per invocare la benedizione, le assoluzioni donate nel segreto del confessionale, le omelie preparate, le chiese piene nei giorni di festa e quelle quasi vuote nei giorni ordinari.
Rimangono i bambini battezzati, i giovani accompagnati, gli sposi benedetti, gli anziani visitati e gli ammalati consolati. Rimangono le persone incontrate per pochi istanti e quelle diventate parte della propria vita.
Rimangono anche la fatica, le incomprensioni, le solitudini e quelle domande che soltanto Dio conosce. Perché il sacerdozio non sottrae alla fragilità umana. Al contrario, la attraversa e la consegna ogni giorno nelle mani del Signore.
Tutto questo, domenica 20 settembre, sarà simbolicamente deposto sull’altare. Trent’anni di vita saranno racchiusi nel pane e nel vino, nel corpo donato e nel sangue versato di Cristo.
Sarà come ascoltare ancora una volta le parole dell’apostolo Paolo scelte per questo anniversario:
«Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al ministero»
(1Tm 1,12).
Parole che non esprimono orgoglio, ma stupore. Nessuno si attribuisce il sacerdozio da sé. È Cristo che chiama, sceglie, sostiene e continua a fidarsi della fragilità di un uomo.
Non un traguardo, ma un nuovo inizio
Il trentesimo anniversario non è soltanto il ricordo di ciò che è stato. È una nuova chiamata.
Il Signore che il 22 settembre 1996 disse: «Seguimi», continua ancora oggi a ripetere la stessa parola. La vocazione, infatti, non appartiene soltanto al giorno dell’ordinazione: deve essere accolta nuovamente ogni mattina.
Dopo trent’anni, l’“eccomi” forse diventa più consapevole. Porta con sé le ferite e le consolazioni del cammino. Non possiede più l’entusiasmo ingenuo degli inizi, ma la fedeltà maturata attraverso il tempo, la pazienza e la prova.
Padre Damiano si prepara a vivere questo anniversario con una richiesta semplice e profondamente sacerdotale:
«Se potete e lo desiderate, pregate per me».
È la richiesta di chi sa che il sacerdote ha bisogno della preghiera del proprio popolo. Ha bisogno di essere sostenuto perché possa continuare a essere pastore secondo il cuore di Cristo: capace di ascoltare, di accogliere, di guidare e, quando necessario, di portare sulle proprie spalle la pecora ferita.
Domenica 20 settembre la comunità di Merì non si riunirà soltanto per dire “auguri”, ma per dire grazie.
Grazie al Signore per il dono della vocazione sacerdotale.
Grazie per i trent’anni di ministero di padre Damiano.
Grazie per tutte le persone raggiunte dalla sua parola e dalla sua presenza.
Grazie per le comunità servite, per i poveri incontrati, per il bene compiuto spesso lontano dai riflettori.
E mentre nella Chiesa Madre di Merì risuonerà ancora una volta la preghiera eucaristica, il passato, il presente e il futuro si incontreranno sull’altare.
Lì, davanti a Cristo Buon Pastore, padre Damiano potrà rinnovare silenziosamente il suo primo “sì”. E la comunità potrà accompagnarlo con l’augurio più bello:
Che il Signore custodisca il tuo sacerdozio, padre Damiano. Ti conceda la forza di continuare a donarti, la gioia di servire e la grazia di riconoscere, in ogni volto affidato alle tue cure, il volto stesso di Cristo.
Ad multos annos!
diacono Tonino Maiorana

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