Signore…
eccomi qui.
Immobile, nel silenzio.
Seduto davanti a Te, che ardi nascosto nel pane eucaristico.
Non ti parlo con la voce,
non muovo le labbra…
ma Tu senti tutto ciò che il mio cuore vuole dirti.
E anche ciò che non riesce a dire.
Sono qui, Signore.
Solo.
Con Te.
“Signore… guarda dentro di me.”
Guarda questa parte del cuore che è stanca.
È una stanchezza senza rumore,
una stanchezza che non fa piangere
ma pesa come una pietra sul petto.
Tu la vedi, Signore.
Tu la conosci.
Tu la ascolti senza giudicare.
Ed è per questo che sono venuto qui:
per posare questa stanchezza ai Tuoi piedi,
come si posa un oggetto fragile
che non si riesce più a tenere da soli.
“Mi sento come un violinista che non ha più il suo posto.”
Signore… lo sai.
Non devo spiegartelo.
Tu lo percepisci in un istante.
Mi sento come un violinista che stringe il suo violino,
che lo conosce, lo ama, lo ha imparato con sacrificio…
e che ora si trova seduto non sul palco,
ma in platea.
Nel buio.
Con il violino tra le braccia,
pieno di vita…
ma senza poterne suonare nemmeno una nota.
E qui, davanti a Te,
questa immagine diventa preghiera.
Diventa domanda:
“Signore, che cosa vuoi da me in questo silenzio?”
“Ricordami Tu chi sono.”
Nel silenzio dell’adorazione,
Tu mi chiami per nome.
Non con una voce esterna,
ma con quella luce interna
che riconosco solo quando sto davanti a Te.
Dimmelo ancora, Signore…
dimmelo come solo Tu sai fare:
con dolcezza,
con forza,
con verità.
“Tu sei mio.
Io ti ho chiamato.
Io ti ho voluto.”
Rendimi capace di ascoltare quell’unica parola
che dà pace al cuore.
“Accogli la mia fragilità, Signore.”
Non la nascondo.
La lascio qui, sull’altare del Tuo amore.
Accogli la mia fragilità come un’offerta.
Trasformala Tu.
Illuminala Tu.
Prendila Tu nelle Tue mani gentili.
Sono qui davanti a Te
senza difese,
senza maschere,
senza armature.
Prendimi così, Signore.
Così come sono.
“Parlami nel silenzio, Gesù.”
Non ho bisogno di risposte chiare.
Non ho bisogno di sapere tutto.
Non ho bisogno di vedere lontano.
Ho bisogno di Te.
Solo di Te.
Parlami nel silenzio che consola.
Parlami nella pace che scende piano,
come neve leggera su un campo stanco.
Parlami attraverso questa Ostia immobile
che custodisce tutto il Tuo amore.
“Cammina con me anche in questo tempo che non comprendo.”
Signore,
se questo è un tempo di attesa,
rendilo fecondo.
Se è un tempo di prova,
rendilo purificante.
Se è un tempo di silenzio,
rendilo preghiera.
Cammina con me in ogni passo incerto.
Cammina con me quando mi sento smarrito.
Cammina con me quando lo strumento pesa
e le mie mani tremano.
Fammi capire che Tu non mi lasci mai,
neanche per un istante.
“Rimani qui, Gesù. Resta con me.”
Non Ti chiedo altro.
Resta.
Resta in questa cappella silenziosa.
Resta nella mia fragilità.
Resta nel mio desiderio di servirti.
Resta nella mia vocazione che oggi trema.
Resta nella parte più profonda
del mio cuore che ti cerca.
Tu sei qui, Gesù.
Io lo so.
Lo sento.
Lo percepisco come una carezza che non ha forma,
come un calore che non si vede
ma riempie l’anima.
E allora, davanti a Te,
senza parole,
senza pretese,
senza paura…
Ti dico solo:
“Rimani, Signore.
E mentre rimani,
guarisci ciò che in me attende la Tua luce.”
Amen.
✍️ Diacono Tonino Maiorana
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