All’ITT Ettore Majorana di Milazzo lo conoscono come docente serio, appassionato, vicino ai ragazzi.
Quando cala la sera, Tonino Feminò indossa le cuffie, accende la consolle e diventa TEGUSDEEJAY. Due mondi solo apparentemente lontani: la scuola e la notte, la cattedra e il palco, l’educazione e il ritmo. In realtà, un unico filo li tiene insieme: la passione per i sogni.
Una storia che parte da lontano
La musica non è un capriccio recente. È un sogno adolescenziale che prende forma nel 1998, quando “Tony” comincia a far vibrare le notti della movida messinese
Da lì una crescita costante:
- dj resident alle Terrazze di Milazzo nel 2005;
- il trasferimento in Lombardia nel 2008, con collaborazioni e consolle condivise in tutto il Nord Italia;
- l’esperienza internazionale a Villefranche-sur-Mer nel 2015;
- il debutto come produttore nel 2017 con Close Your Eyes, seguito da Double Face e A Box of Butterflies
Nel 2022 il ritorno in Sicilia, nella sua terra. E la maturità artistica si fa evidente: prima l’impegno civile contro la violenza sulle donne con Fiori che resistono, poi le sonorità latino-reggaeton, fino al 21 febbraio 2026, data di uscita di “Vita di periferia”.
Ed è qui che la musica diventa racconto, denuncia, speranza.
“Vita di periferia”: molto più di un brano trap
“Vita di periferia” non è solo un singolo. È una storia. È uno specchio. È una possibilità.
Il protagonista è un ragazzo cresciuto tra sirene, conflitti e tentazioni. Uno di quelli che vengono presi in giro perché vogliono studiare. Perché non si conformano. Perché non vogliono scegliere la scorciatoia.
“Voglio libri, non pistola, voglio luce, non fumo.”
In questa frase c’è una rivoluzione silenziosa. C’è la scelta di non piegarsi. C’è la forza di camminare dritto mentre tutti gridano “svolta”.
Il quartiere promette soldi facili, potere, rispetto apparente. Ma il protagonista sceglie altro. Sceglie l’università. Sceglie le notti in bianco. Sceglie il sacrificio. Figlio di una famiglia umile, senza aiuti né scorciatoie, costruisce il suo futuro con “sudore, fatica e dedizione”.
E diventa medico.
Il momento che cambia tutto
Il punto più alto del brano arriva quando in ospedale giunge un ragazzo ferito. Uno di quelli che lo deridevano. Uno di quelli che ridevano del suo zaino pieno di libri.
Ora la sua vita dipende proprio da lui.
“Non c’è vendetta in corsia, non c’è passato. Solo un cuore che batte.”
Qui “Vita di periferia” si trasforma in qualcosa di profondamente umano. Non è la rivincita rabbiosa. Non è il “te l’avevo detto”. È la scelta di salvare. Di restare fedeli ai propri valori anche quando il passato bussa con il volto del dolore.
È la vera forza: non alzare il pugno, ma stringere la mano.
Un messaggio che nasce anche dalla scuola
Forse non è un caso che questo brano nasca dalla penna di un insegnante. Tonino Feminò vive ogni giorno a contatto con i giovani. Con le loro fragilità, le loro inquietudini, le loro paure di non essere abbastanza.
“Vita di periferia” parla a loro.
Parla a chi viene etichettato come “strano”. A chi studia mentre altri scelgono la strada. A chi si sente solo nel difendere i propri sogni. A chi ha paura di non farcela.
“Si può nascere nel fango e diventare libertà.”
Non è solo un verso. È una promessa.
L’artista e l’uomo
La doppia identità di Tonino, insegnante di giorno, dj di notte, non è una contraddizione. È una coerenza profonda. In entrambi i ruoli c’è la stessa missione: accendere luci.
In aula, attraverso la conoscenza. In musica, attraverso il ritmo e le parole.
TEGUSDEEJAY non racconta una periferia stereotipata. Racconta la periferia interiore di chi deve scegliere chi diventare. Racconta il coraggio di restare giusti quando è più facile essere forti solo in apparenza.
Un invito all’ascolto
“Vita di periferia” è trap, sì. Ma è anche narrativa sociale, testimonianza, pedagogia urbana. È un brano che unisce energia e coscienza, ritmo e responsabilità.
Ascoltatelo. Fatelo ascoltare ai vostri figli. Ai vostri studenti. A chi pensa di non valere nulla.
Perché la vera periferia non è un luogo geografico. È ogni momento in cui qualcuno ti dice che non ce la farai.
E come canta TEGUSDEEJAY: “Non serve una pistola per sentirsi qualcuno. Serve il coraggio di essere giusto anche quando resti solo.”
In un tempo che confonde il rumore con la forza, “Vita di periferia” ricorda che la vera vittoria è restare fedeli a se stessi. Sempre.
E proprio per questo, caro Tonino, il mio augurio è semplice ma profondo:
- che tu possa continuare a educare con la stessa passione con cui produci musica;
- che tu possa continuare a far sognare con i beat e a costruire futuro con le parole;
- che ogni tuo progetto artistico sia sempre radicato nella verità e nell’umanità che ti contraddistinguono.
Come collega, ti stimo per la professionalità e la dedizione.
Come artista, ti ammiro per il coraggio di raccontare storie che fanno riflettere e che accendono speranza.
Continua a camminare dritto, anche quando qualcuno urla “svolta”.
Perché chi resta fedele alla propria strada non fa solo musica: lascia un segno.
prof. Tonino Maiorana
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