Gio. Dic 12th, 2019

Gesù al centro della vita Riflessioni personali

Antonino Francesco Maria Maiorana

GIOVEDÌ SANTO – CENA DEL SIGNORE

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La celebrazione odierna ci introduce nel Triduo Pasquale, i giorni santi in cui la Chiesa fa memoria del mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù. In modo particolare nella celebrazione odierna, la liturgia ci invita, con rinnovato stupore, a contemplare i gesti e le parole di Gesù nell’Ultima Cena: l’istituzione dell’Eucaristia, il dono che Cristo - vero Agnello pasquale - fa di se stesso, la lavanda dei piedi in cui il maestro offre ai discepoli l’esempio dell’amore e del servizio, la notte oscura del Monte degli Ulivi trascorsa tra la veglia di Gesù e il torpore dei discepoli. Con il canto, oltre ai ministri, accogliamo gli oli santi - crisma, catecumeni e infermi - che scandiranno la vita sacramentale della nostra comunità.

GIOVEDÌ SANTO – CENA DEL SIGNORE

(Es 12,1-8.11-14 La cena pasquale – Dal Sal 115 Il calice della salvezza – 1Cor 11,23-26 Il corpo e il sangue del Signore Gv 13,1-15 Li amò sino alla fine)

“Di null’altro mai ci glorieremo
se non della croce di Gesù Cristo, nostro Signore:
egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione;
per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.”

(Antifona d’Ingresso- cf Gal 6,14)

 

 

Commento

Le letture della messa In Cena Domini ci aiutano a entrare nel cuore del mistero della redenzione.
La prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo, ci invita a rivivere la nostra liberazione dalla schiavitù. Per ordine del Signore, in ogni famiglia viene immolato un agnello, il quale verrà consumato insieme a pane azzimo e erbe amare. Il sangue dell’agnello sugli stipiti e sull’architrave delle case protegge il popolo dallo sterminio che passa oltre, senza colpire le case degli ebrei. Nella celebrazione della Pasqua ebraica l’agnello immolato ricorda dunque la protezione dalla morte, le erbe amare la schiavitù del popolo d’Israele in Egitto e gli azzimi la sua redenzione. Tutti questi elementi rivivono nella Pasqua cristiana e nell’Eucarestia ma con un significato nuovo. Gesù è l’agnello immolato che consegna il suo corpo alla morte, perché la morte non abbia potere su di noi; il suo sangue sul legno della croce, come il sangue dell’agnello sugli stipiti e sull’architrave della casa, allontana lo sterminio e il suo corpo inchiodato sulla croce ci libera e ci redime dall’amarezza del nostro peccato.

Nella seconda lettura Paolo ci trasmette questo dono immenso che lui stesso ha ricevuto dalla prima comunità cristiana. Il pane e il vino, corpo e sangue del Signore, ci nutrono di vita eterna nell’attesa del suo ritorno nella gloria. Il vangelo poi ci aiuta a comprendere l’immenso amore di Dio, che spogliandosi della sua divinità ha rivestito la nostra fragilità umana ed è divenuto servo in mezzo a noi. Gesù ci ha infatti amato fino alla fine dando la vita per noi sulla croce. Non c’è amore più grande di questo e questo anche noi siamo chiamati a vivere. Seguiamo dunque le orme del nostro Signore Gesù Cristo in questo Triduo Pasquale. Accogliamo il dono del suo infinito amore affinché, fortificati dallo Spirito Santo, anche noi possiamo donare la vita nel servizio, fino alla fine, santificando, glorificando e magnificando il nome del Padre con la nostra vita e con la nostra morte.

Spunti di riflessione da: Sussidio Quaresima 2019 – Ufficio Liturgico Nazionale – CEI

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