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Gesù al centro della vita Riflessioni personali

Antonino Francesco Maria Maiorana

I DOMENICA DI QUARESIMA

3 min read
Vogliamo credere alla voce del diavolo o a quella di Dio? A chi vogliamo dare fiducia?

 I DOMENICA DI QUARESIMA

(Dt 26,4-10 – Sal 90 – Rm 10,8-13 – Lc 4,1-13S)

«Egli mi invocherà e io lo esaudirò;
gli darò salvezza e gloria,
lo sazierò con una lunga vita»

(Antifona d’ingresso, cf Sal 90/91,15-16)

 

Le letture della prima domenica di Quaresima sembra che vogliano introdurci a questo tempo di grazia, “segno  sacramentale della nostra conversione”, armati della virtù della fede. Infatti, tanto la prima lettura come la seconda, ci presentano due professioni di fede: il libro del Deuteronomio, la professione di fede dell’antico istraelita, mentre Paolo ai Romani la professione di fede del cristiano.

Il brano del Vangelo ci mostra come la nostra vita sia una lotta, uno scontro continuo, a causa di colui che insidia in noi il piano di salvezza di Dio, l’Avversario, il Tentatore, il diavolo, colui che ci vuole separare dalla fonte della nostra salvezza e felicità.

Il diavolo vuole insinuare il dubbio che questa identità non sia vera, nel caso in cui il Padre non esaudisse ogni  richiesta del Figlio. Così, lascia intuire l’evangelista Luca, il diavolo tornerà “al momento fissato”, cioè al momento della Passione, per reiterare la tentazione, per ripetere la sfida: “Se tu sei il Cristo, l’eletto, il re dei Giudei, salva te stesso…”

Nella prima lettura Mosè annuncia al popolo di Israele che dovrà presentarsi dinanzi al Signore con le primizie dei suoi raccolti, in segno di ringraziamento per i frutti della terra che Dio ha donato al suo popolo. Nel fare questo, deve però pronunciare una professione di fede negli atti di salvezza storici che il Signore ha operato in favore di Israele. Il Dio, in cui Israele ha fede, è il Dio che ascolta il suo grido e viene in suo aiuto, donandogli salvezza.

Pure Paolo, nella seconda lettura, ci parla di una professione di fede: anche in questo caso si tratta, per il cristiano, di fare memoria di un atto di salvezza storico, compiuto da Dio in favore di un uomo, la risurrezione di Gesù da morte e la sua intronizzazione come “Signore” alla destra del Padre suo celeste. “Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo”. La salvezza si ottiene attraverso la professione di fede in quel Dio che ha operato in passato la redenzione di un popolo, quale figura del riscatto che ogni uomo avrebbe potuto conseguire, credendo nell’atto di liberazione definitivo realizzato da Dio in Gesù di Nazareth, morto e risorto.

La Quaresima, tempo di deserto, di ascesi e di preghiera, di rinuncia e di intimità con Dio, è l’occasione che lo Spirito ci offre per testare la nostra fede: nel deserto, cioè in una vita essenzializzata, Parola di dio purificata da ciò che è superfluo, siamo messi di fronte alle nostre debolezze e paure, siamo posti di fronte a un bivio e ad un’alternativa. C’è proposta una parola, di fronte alla quale dobbiamo prendere posizione:

  • vogliamo credere alla voce del diavolo o a quella di Dio?
  • a chi vogliamo dare fiducia?

Anche noi, come Gesù, dobbiamo ribattere al tentatore, che la nostra filiazione divina non significa che il Padre
debba sottoscrivere ogni nostro desiderio, che tutto debba andare secondo i nostri gusti, ma al contrario, che vogliamo accogliere in noi la salvezza del Padre, ponendoci in atteggiamento di sincera obbedienza, di filiale ascolto della Sua volontà. Chiediamo al Padre la sola grazia di poter vivere questa fede che ci ha donato, qualunque sia la tempesta che dovremo affrontare, qualunque siano le suggestioni contrarie che il diavolo potrà sussurrare al nostro orecchio. Possa davvero questa Quaresima essere anche il segno sacramentale della nostra fede, oltre che della nostra conversione.

 

Spunti di riflessione da: Sussidio Quaresima 2019 – Ufficio Liturgico Nazionale – CEI

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