Lun. Gen 20th, 2020

Gesù al centro della vita Riflessioni personali

Antonino Francesco Maria Maiorana

Relazione tra Trinità Immanente e Trinità Economica

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Mistero di Dio: relazione tra Padre Figlio e Spirito Santo

Per poter parlare della Relazione tra Trinità Immanente e Trinità Economica, dobbiamo dire che la Trinità si manifesta nell’Economia della Salvezza ed è Trinità Immanente.

Di questa teologia noi abbiamo conoscenza attraverso la Rivelazione che si manifesta in Gesù Cristo e attraverso il quale abbiamo conoscenza di Dio-Padre. Gesù è l’unica via per andare al Padre.

Noi dobbiamo fare riferimento a Gal.4,4-6 perché Paolo ci presenta l’azione della Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Qui abbiamo anche una duplice missione: Figlio e Spirito Santo, sono in relazione perché il Figlio è inserito nel tempo e nello spazio, unione ipostatica (assumere la natura umana, lo Spirito ha un carattere di continuità, è invisibile).

Queste due missioni sono diversificate, ma sono anche reciproche. In questa lettera ai Galati (4,4-6) vediamo che Dio manda il suo Figlio, così vediamo qual è l’agire del Padre. In questa iniziativa del mandare, Dio ci rivela il Suo amore. Per quanto riguarda la missione dobbiamo stare attenti che è il Padre che manda il Figlio e non viceversa e che il Figlio ci rivela Dio come Padre, e questo avviene nell’apparizione storica di Gesù.

Dio, il Padre di Gesù.

Nel N.T. attraverso Gesù Cristo vediamo che Dio si rivela a noi come Padre.

Perché parliamo del N.T,? Perché Dio nell’A.T. non è visto come Dio-Padre ma come Dio-creatore. Qui la paternità è riferita alla creazione e non alla figliolanza, non la evinciamo come idea portante che invece troviamo con Gesù Cristo.

Nell’A.T. il popolo si vedeva come il prescelto e Dio cerca di preservarlo, fa una promessa, sancisce un’alleanza, Dio è visto come Padre del popolo. In tutto l’A.T. vi sono vari aspetti della paternità divina, dal dominio, all’istituzione, alla cura. Ma in Is.49,15 ci dice che Jahwè è padre con viscere di madre e in Nm.11,12-13: “L’ho forse concepito io questo popolo…”  Quindi in questo contesto possiamo parlare della paternità di Dio in generale. Quando parliamo di Figlio di Dio in questo contesto, era l’Unto del Signore (Davide) colui che ha una missione da compiere. La dove nell’A.T. in Dn,7,14 il Figlio dell’Uomo è il Figlio di Dio, colui che si incarna, in questo punto c’è una profezia.

Tutte queste piccole luci che ci rimandano alla paternità si rivelano pienamente in Gesù Cristo. È Gesù che ci parla di suo padre e lo invoca. Lui può fare questo, perché è l’unico che ha coscienza che la sua è una relazione unica originale con Dio.

Ora nel N.T. noi vediamo che Gesù lo chiama Abbà Padre, quando lui entra in dialogo con Dio stesso. Quando lui nel N.T. fa riferimento in Lc. e in Mt all’Inno di giubilo, c’è l’invocazione di Gesù verso Dio Padre, in atteggiamento filiale, in Lc c’è questo abbandono filiale verso la volontà del Padre. Quindi da questi vangeli sinottici si può evincere la funzione rivelatrice di Gesù (primo aspetto) e questo lo possiamo vedere in Gv.. nel IV vangelo Gesù parla del Padre e di se stesso, sono più marcati in questo vangelo questi aspetti, perché quando si dice che Gesù è Figlio di Dio non c’è più confusione. Sono una comunità adulta e quindi non c’è ambiguità fra Figlio di Dio e Figlio Unigenito.

(secondo aspetto) Il Padre è colui che manda il Figlio nel Mondo e così mostra il suo amore agli uomini. È lui che conosce intimamente Dio Padre e viceversa a questo Padre obbedisce, e una volta realizzato il piano di salvezza ritorna al Padre.

Il Padre è l’unico punto di riferimento di Gesù.

Rispetto all’A.T. il N.T. ci dice che Dio creatore è il Padre di Gesù che realizza tutto mediante il Figlio, tanto è vero che in Ef.1,2-3 e in 1Pt si dice: “Benedetto sia Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo.” La paternità di Dio è in relazione al termine di Signore. Tutta la vita di Gesù è un continuo manifestare il volto di Dio-Padre.

Kasper: “Coglie l’essenza stessa di Dio (essere amore) ad intra”.

In 1Gv si può evincere la manifestazione di Dio come Amore.

Gesù il Figlio di Dio

Leggendo la Sacra Scrittura specialmente dai sinottici vediamo che Gesù poche volte indica se stesso come Figlio. Questa figliolanza la troviamo di più in Gv e la troviamo perché ormai li può essere usato, perché la comunità era adulta. È venuto per predicare Dio, non se stesso. Gesù nei sinottici è proclamato Figlio di Dio nel battesimo e nella trasfigurazione. Negli scritti di Gv abbiamo un uso più frequente di Figlio e Padre ed anzi si sottolinea che lui è l’Unigenito, quindi la relazione è irripetibile, unica. Questa relazione esiste fin dall’inizio della sua vita nel tempo e nello spazio. Lui è Figlio sin dall’inizio, egli è sempre Figlio di Dio, secondo la carne discende da Davide, ma è Figlio di Dio in virtù dello Spirito di Santità, perché c’è stata la manifestazione della risurrezione dai morti. Gesù nella risurrezione è costituito Figlio di Dio in potenza.

Dio, Padre degli uomini.

Questa paternità di Dio, come abbiamo visto si mostra agli uomini dalla missione di Cristo nel mondo e partendo da Gal: la finalità della missione  di Gesù è perché noi ricevessimo la figliolanza, divina degli uomini, quindi l’invio del Figlio e la figliolanza degli uomini sono indiscutibili.

Non solo in Gal., ma anche nella !Gv si evince come Dio vuole essere anche il Padre degli uomini. Anche nel Vangelo leggendo Mt e Lc, Cristo parla rivolgendosi a Dio dicendo Padre Vostro e quindi fa distinzione tra Padre Mio e Padre Vostro e questo sta a significare come c’è una relazione, ma non sono equiparabili le due figliolanze e insegna a loro la preghiera dicendo: Padre Nostro.

San Paolo dice che: “La relazione fra Figliolanza divina e la nostra è dato dallo Spirito Santo che ne è il vincolo”.

Con Gv.: “I credenti sono nati da Dio e sono da Lui generati nella fede in Gesù”. Quindi si parla di una figliolanza divina che è già reale, ma sarà piena solo nella dimensione escatologica.

Fra tutti questi testi ci preme sottolineare che a partire dalla figliolanza di Gesù possiamo considerare due prospettive:

  1. Nei confronti dei credenti. In quanto Dio ci genera attraverso Cristo nella fede.
  2. La dimensione universale che è nel N.T.

Così come in Ef.4,6 si dice: “A Dio spetta il nome di Padre di Tutti”.

Gesù concepito per opera dello Spirito Santo. 

Secondo Mt e Lc l’incarnazione si attua per opera dello Spirito Santo che adombra Maria. La santità è attribuita a Gesù fin dal primo istante perché lo Spirito è presente in Gesù fin dal momento dell’incarnazione.

Nell’incarnazione c’è l’inversione, la Taxisis Trinitaria (Padre – Spirito – Figlio).

Lo Spirito è sceso in Gesù solo nel momento del battesimo, perché prima non lo aveva) NO. Lo Spirito scende in questo contesto come un’ulteriore donazione del medesimo Spirito che muove Gesù all’agire pubblico.

Il Battesimo e l’Unzione di Gesù.

Il mistero Trinitario si sviluppa e si evince da tutta la vita di Cristo. Cristo è il Figlio di Dio ed è pure Unto perché pure in Lui c’è lo Spirito. Gesù è colui che porta lo Spirito. Quando noi leggiamo i vangeli notiamo come Gesù Cristo riceve lo Spirito durante il battesimo, c’è una proclamazione, un riconoscimento pubblico che Cristo è il Figlio di Dio.

Anche in Gv. Si parla di questo Spirito che scende e che mostra che è il Figlio di Dio, questo Spirito deve sospingere Gesù nella Sua vita pubblica. Dal punto di vista biblico c’è presentato Gesù che viene Unto in vista della missione, nel N.T. si devono cogliere due momenti:

  1. L’incarnazione di Cristo per opera dello Spirito Santo, dove Cristo è Santo fin dal primo momento.
  2. Nel Giordano riceve lo Spirito, lo spinge nella vita pubblica. Questa unzione è stata vista dai Padri come se Gesù ricevesse lo Spirito che poi deve donare alla Chiesa, però Dio non ha bisogno dell’unzione, ma nel momento in cui riceve l’unzione viene unta l’umanità.

Quindi alla luce di questo pensiero accettiamo quello che dice Ignazio di Antiochia: “Questa unzione è destinata alla Chiesa, all’umanità e Cristo è il mediatore”.

Sant’Ireneo sottolinea che il battesimo va visto come una manifestazione Trinitaria: il Padre unge, il Figlio è l’Unto e lo Spirito è l’unzione.

Una manifestazione trinitaria in cui lo Spirito è inteso come forza divina che procede dal Padre e abilità Gesù a compiere la sua missione.

Nella chiesa pian piano quest’idea dell’unzione riferita al battesimo di Cristo sparisce e viene assorbita dall’Incarnazione. Questo è stato negativo perché ha confuso l’unione ipostatica con l’unzione, ridimensionando la presenza dello Spirito in Gesù, cessando di mettere in risalto la dimensione trinitaria dell’unzione.

Per Agostino d’Ippona l’unzione battesimale ha una funzione dichiarativa come primo istante della vita pubblica di Gesù. L’idea dell’unzione in Occidente sparisce completamente. Quando quest’idea ritorna viene assimilata all’incarnazione.

Le impostazioni recenti.

Nella teologia contemporanea viene ripresa la presenza dello Spirito in Gesù che viene sviluppata in modi diversi.

Ci sono vari studiosi: Muhlen non la ripropone dal punto di vista storico, ma sistematico e afferma che l’Incarnazione e l’unzione devono essere viste distinte e articolate in relazione. Muhlen si preoccupa di distinguere l’incarnazione dall’unzione perché sottolinea la differente missione del Figlio e dello Spirito.

Anche la sacra Scrittura differenzia questi due momenti, ma Muhlen si riferisce a San Tommaso dal punto di vista teologico, perché dal punto di vista teologico non c’è differenza tra incarnazione e unzione. Questo pensiero che si rifà a San Tommaso tiene conto che in ogni caso l’Incarnazione precede l’unzione e che quindi bisogna considerare in Gesù Cristo la “storia” della Grazia, infatti, questa in Cristo va vista come una crescita della manifestazione della Grazia stessa.

Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è che l’unzione è una manifestazione Trinitaria.

Con Balthasar: nell’incarnazione e nel battesimo c’è un’inversione Trinitaria (Taxsis), inversione di processione. Anche lui considera che l’incarnazione e unzione coincidono nel tempo. Lo Spirito Santo ancora non è persona, quindi è Spirito del Padre, perché mandato a Maria, ma è anche lo Spirito del Figlio perché si produca la figliolanza. Mentre per quanto riguarda il battesimo, Balthasar lo vede come un momento manifestativi-pubblico.

Congar è a favore della successione cronologica e logica. Afferma che Dio si autocomunica in Gesù attraverso tappe storiche, quindi nel vangelo osserviamo momenti successivi della venuta dello Spirito Santo in Gesù.

Bordoni non accetta Balthasar perché da al battesimo un valore solo simbolico, ma afferma che esso è un evento realmente avvenuto che da un doppio valore:

  1. Cristologico: Cristo riceve lo Spirito che lo sospinge nella missione pubblica.
  2. Ecclesiologico: perché questo Spirito deve essere donato alla Chiesa.

Quindi la teologia distingue questi due momenti, ma ci sono altri due punti su cui non si trova d’accordo.

  1. Qual’è il momento cronologico dell’unzione? (nel Giordano o nell’incarnazione).

Diciamo che ufficialmente l’unzione di Gesù è avvenuta nel Giordano. A questo momento fa riferimento l’azione messianica di Gesù. Questo non significa che nell’incarnazione non c’è stata la santificazione, che in questo caso è rivolta all’umanità di Cristo.

Allora l’unzione nel Giordano acquista tutta la sua importanza perché viene vista come manifestazione agli uomini e inizio della vita pubblica di Gesù, ma questa  manifestazione non ha un valore solo per gli uomini, ma anche per Gesù. Infatti questo Spirito che si manifesta in modi e in tempi diversi, guida il cammino storico di Gesù, infatti è in questo Spirito che Gesù obbedisce liberamente al Padre.

Ma per Gesù il battesimo ha un valore? Si, perché questo Spirito continua a santificarlo, a renderlo libero ed a fare la volontà del Padre. Lo Spirito Santo è il mediatore della volontà del Padre per Gesù (Balth). Quindi si può dire come Basilio di Cesarea che tutto l’atteggiamento si realizza con la presenza dello Spirito Santo. Nel Giordano Gesù viene abilitato all’esercizio del suo ministero fra gli uomini.

  1. Il soggetto attivo è il Padre o il Figlio?

Il Padre che realizza l’unzione è messo in relazione alla voce che dal cielo proclama Gesù Figlio. Quindi il battesimo viene visto come momento fondamentale per la rivelazione di Cristo come Figlio.

Questa problematica ci rimanda ad un’altra che è quella dell’identità dello Spirito che discende su Gesù. Oggi si afferma che su Gesù scende lo Spirito Santo che è lo Spirito del Padre e del Figlio. Questo Spirito, come Spirito del Figlio, si rivelerà pienamente solo nella Risurrezione. Un’altra manifestazione importante è quella della Trasfigurazione che però ci rimanda alla Pasqua. (alla Gloria finale).

La Trinità e la Croce di Gesù.

Quando noi parliamo di croce entriamo nel Mistero Pasquale che è l’espressione della Rivelazione del Mistero in Dio Amore. In campo teologico diciamo che questo Mistero ha suscitato molte controversie. Partendo da Von Balthasar che dice che nella Croce, Dio Padre-Amore ci dona suo Figlio e il Figlio si dona anche Lui e dimostra di amarci. Ciò è visto da Balthasar in senso trinitario, il problema fondamentale che ne scaturisce è il senso dell’abbandono, Balthasar riferendosi al brano di Mt. E di Mc. dove è citato il Salmo 22 ci dice che si vede come Gesù Cristo vive fino in fondo il senso dell’abbandono.

  1. Ireneo invece riferendosi alla morte in croce di Cristo dice che egli sulla croce ha vissuto fino in fondo la sofferenza umana, da poterla poi esigere dai discepoli.

Per Gv. Invece vi è unità tra Croce e Gloria, infatti vede in Gesù crocifisso la massima Rivelazione di Dio.

Che tipo di abbandono? Per alcuni questo abbandono viene visto come unico e irripetibile, ma non è altro che la manifestazione massima della kenosi del Figlio, in cui però l’apparente opposizione è manifestazione dell’agire unitario di Dio. La passione quindi ci evidenzia la separazione fra Padre e Figlio, ma anche la relazione tra Padre e Figlio. La separazione però è sempre superata dallo Spirito d’Amore alla luce della resurrezione. Tanto è vero che a questo punto si può parlare di una dimensione trinitaria della passione e quindi non più di abbandono ma di consegna.

Lutero per sviluppare la teologia partiva dalla teologia della croce perché era l’unico punto di partenza per fare teologia.

Moltmann: l’evento Croce non avviene fra Dio e l’uomo Figlio, ma fra Dio e Dio, perché Dio abbandona Dio, Dio Padre abbandona Dio Figlio, questo porta alla morte di Dio, questi contraddice Dio stesso. Ma Moltmann dice che nella croce si produce unità che è dallo Spirito che unisce il Padre al Figlio.. quindi per Moltmann l’abbandono viene superato da questo Amore.

Perché Moltmann lo prendiamo in considerazione? Perché il suo pensiero in qualche modo ha degli aspetti positivi come ad esempio: cogliere in questo momento d’amore che è la croce, la via per penetrare nei misteri dell’essere divino. Quindi alla luce di ciò possiamo dire che il difetto della teologia pastorale sta nel mettere Dio contro Dio anche recuperato poi dall’Amore dello Spirito Santo.

Jüngel riprende Moltmann e lo sviluppa ulteriormente, tanto è vero che indica il Crocifisso come orma della Trinità, cioè vuol dire che con la morte di Gesù si inaugura un nuovo tipo di relazione tra l’uomo e Dio. Nella morte di Gesù Dio appare come colui che vince la morte. Il pensiero di Jüngel così come quello di Moltmann non viene accettato pienamente dalla Chiesa perché le loro espressioni generano ambiguità. Infatti sembra per loro che la Trinità diventa tale soltanto nel momento della croce, mentre rimaniamo d’accordo nell’importanza della centralità della croce come evento che rivela il volto Amoroso di Dio. (Vedi pag.13)

A questo punto la Commissione Teologica Internazionale che ha accettato alcune intuizioni degli autori appena citati, afferma che l’uomo è stato creato per essere integrato nel Cristo, quindi nella vita della Santissima Trinità. Inoltre dicono che si, nell’evento della Croce c’è una separazione fra Padre e Figlio, superata anche qui dall’amore e dall’identica natura (abbandono – fiducia). Sono proprio l’amore e la natura unica che mantengono unito il rapporto tra Padre e Figlio, anche se tra essi c’è nello stesso tempo uno spazio di redenzione d’amore in cui sono contenute le singole distanze di ogni uomo.

Conclusione.

L’abbandono del Padre nei confronti di Gesù c’è ma lo consideriamo funzionale alla distinzione delle persone divine. Distinzione vista sempre nell’unità. Ribadisce che l’evento della croce in particolar modo, la consegna di Cristo è importante perché ci aiuta ad intravedere l’essenza di Dio. È fondamentale la citazione che troviamo in 2Cor.11 “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo tratto da peccato in nostro favore”. Qui troviamo il mistero di questo abbandono: la distanza tra il Padre e il Figlio è l’abbraccio redentivi. Questa distinzione va vista anche come affidamento, questo va compreso in tutto il suo realismo nel momento in cui troviamo il rapporto affettivo di Gesù nei confronti del Padre, proprio in quell’ABBA’.

Ora la passione e morte di Cristo ha senso con la resurrezione, in quanto la passione e morte di Cristo non costituisce la cancellazione della vita terrena, ma è la dimostrazione del valore che ha nell’eternità Dio. La vita quindi della Trinità di Dio non è più vissuta come se il Figlio non avesse introdotto la natura umana nella Gloria.

In sintesi in questi due teologi protestanti non si può accettare il pensiero per le sottolineature di questo abbandono in cui sembra asserire che Dio non sia più Dio e quindi è come se la Trinità per un attimo non ci sia più.

La resurrezione di Gesù.

Nella resurrezione di Gesù vi è una rivelazione di Dio Uno e Trino, manifestazione Trinitaria. L’iniziativa di Dio Padre. In Rm. Paolo unisce il potere di creare e di risuscitare. Anche nei Salmi sappiamo che questa iniziativa è demandata al Padre. Lui ha questa Grazia di generare. Generazione e relazione vanno messi in relazione. Se noi leggiamo in modo superficiale Gv. Possiamo vedere che l’iniziativa è di Gesù, però se leggiamo attentamente notiamo che questo potere è sempre demandato al Padre, è Lui che agisce. Nella Resurrezione così come nella croce si poteva evidenziare il rapporto Padre-Figlio, così come si può evidenziare la paternità. Perciò questa paternità che si evince non scaturisce dall’Incarnazione ma ci rimanda alla preesistenza di Gesù, Gesù esisteva come Dio prima che si introducesse l’economia salvifica. Quindi la relazione Padre-Figlio che noi vediamo nella Croce e Resurrezione ci rimanda ad un rapporto previo l’esistenza umana di Gesù; perché la natura umana assunta da Gesù ha delle ripercussioni nella vita intratrinitaria, in quanto Cristo incorpora la sua umanità nella vita divina. Dunque con la Resurrezione l’umanità viene glorificata per essere messa sullo stesso piano dello splendore divino del Figlio di Dio per essere assunta nel Mistero di Dio.

Ilario di Poitier è un grande sostenitore della necessità della relazione tra generazione eterna e resurrezione. Nella resurrezione e nell’esaltazione si vede l’unità del Padre e del Figlio non separata dall’effusione dello Spirito. Lo Spirito però che interviene nella resurrezione di Gesù è sempre per iniziativa del Padre, quindi possiamo dire che il Padre risuscita il Figlio nello Spirito. Gesù con la resurrezione è reso Spirito vivificante, questo vuol dire che Gesù ricolmo dello Spirito Santo di Dio è divenuto fonte di vita per quanti credono in Lui. Così come il primo Adamo è stato fonte della vita terrena che termina con la morte, Gesù Nuovo Adamo è fonte dello Spirito, della vita. In Lui la sua umanità è perfettamente divinizzata e in totale comunione di vita con il Padre.

Lo Spirito dono del Padre e di Gesù Risorto.

“Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del Suo Figlio”. Lo Spirito dono del Padre e di Gesù Risorto.

Ladaria per spiegare che lo Spirito è dono di Gesù Risorto parte dal testo di Galati. Nel testo possiamo evincere che tra la missione del Figlio e dello Spirito c’è una relazione che non sono giustapposte, vi è un parallelismo. Noi come possiamo capire dal punto di vista teologico, l’invio dello Spirito se non ci rifacciamo alla Sacra Scrittura, se non ci rifacciamo alla Glorificazione di Gesù Cristo. Perché? Nel momento in cui Gesù viene risorto riceve in pienezza lo Spirito, quindi si glorifica la sua umanità ed entra in comunione perfetta con il Padre, ciò è l’espressione della pienezza dello Spirito che riceve. Alla luce di ciò Gesù è la fonte dello Spirito sui vari personaggi: Elisabetta, Simeone ci presenta l’azione dello Spirito possibile per la venuta di Gesù Cristo, uno che agisce con caratteristiche diverse dalla Spirito effuso a Pentecoste.

In tutto l’A.T. lo Spirito Santo agisce in modo occasionale, mentre dopo l’effusione lo Spirito è visto come un dono escatologico da cui si evince la missione dello Spirito che spinge i credenti all’evangelizzazione, alla gioia e alla lode di Dio. Inoltre in Lc. si può vedere che Gesù una volta asceso al cielo, manda ciò che il Padre ha promesso.

Atti 2,17 questo invio è attribuito a Dio Padre, ma in Atti 2,33 si evince che Gesù ha ricevuto da Dio Padre lo Spirito promesso e che lo effonde in una effusione universale. Gv. Riconosce che il dono dello Spirito è conseguenza della Glorificazione di Cristo nella sua umanità. Infatti il dono dello Spirito ai discepoli e alla chiesa è conseguenza inseparabile della Glorificazione del Signore. Gesù, infatti, nell’ultima cena parla dello Spirito nell’imminenza della sua morte. A tal proposito citiamo Gv. 16,5, dice che è necessaria la sua morte affinché possa venire il Paraclito. Questo dono dello Spirito presuppone il ritorno al Padre di Gesù e quindi la sua glorificazione. La teologia di Gv. Vede però già nella morte di Gesù l’anticipo del dono dello Spirito. (Acqua argine del costato del Signore. Spirito esce dal corpo di Gesù).

In Paolo non troviamo una successione cronologica come quella di Lc. e di Gv. Anche se si è consci del miracolo tra esaltazione e glorificazione. Paolo chiama lo Spirito come Spirito di Dio, Spirito Santo, Spirito di Cristo, ecc. Paolo riconosce che con l’effusione dello Spirito si ha una nuova vita, nell’azione dello Spirito.

I Padri hanno riflettuto su questa questione e sostengono che la novità è nata da Gesù Risorto che nello Spirito è comunicata agli uomini.

Ireneo dice: “Che lo Spirito realizza negli uomini la volontà del Padre, rinnovandoli nella novità di Cristo”.

Origene: “Sottolinea come in Cristo tutto è rinnovato e in forza di ciò dice ai suoi apostoli: «Ricevete lo Spirito Santo»” . Perché anche essi avevano ricevuto la novità della Grazie e dello Spirito Santo.

Ilario di Poitier: “Mette in rilievo l’intima connessione che c’è tra gli eventi della glorificazione di Gesù e l’invio del dono dello Spirito, quindi le due missioni sono unite intrinsecamente ma con caratteristiche differenti.

Anche il Concilio Vaticano II ha espresso questo significato, cioè che Gesù ha donato proprio il suo Spirito e quindi rifacendosi ad Efesini: “Lo Spirito è unico e identico nel capo (Cristo) e nelle membra (Chiesa)”.

Il dono dello Spirito e i suoi effetti dopo la Resurrezione di Gesù.

Sinottici e Atti. In questo paragrafo, padre Ladaria vuole considerare gli effetti che si hanno con l’effusione dello Spirito. Intanto quando parliamo di Spirito Santo è un termine esclusivo del N.T. perché quando si parla dell’A.T. si parla di Spirito come Spirito di Sapienza, e altre forme.

Per i sinottici: I sinottici ci sottolineano che questo Spirito è colui che assiste i credenti, soprattutto nei momenti più forti, di persecuzione. Proprio dagli Atti vediamo che questo Spirito è il dono promesso da Dio negli ultimi tempi, abilita i discepoli alla testimonianza e chi ascolterà riceverà con il battesimo lo Spirito Santo, così lo Spirito diventa il soggetto di ogni testimonianza coraggiosa. Proprio grazie all’azione dello Spirito che la predicazione dei discepoli diventa universale. Questo Spirito promesso da Dio precede e accompagna l’azione evangelizzatrice, accompagna la Chiesa nella predicazione e nella testimonianza di Gesù. Quindi in Lc si sottolinea come lo Spirito sia il responsabile dell’azione esterna della Chiesa, ma lo Spirito si manifesta anche nella proclamazione delle meraviglie di Dio.

Corpus Paolinum. In Paolo si considera principalmente la presenza dello Spirito in ognuno, pur non dimenticando la dimensione ecclesiale. Lo Spirito di Gesù ti abilita a rivolgerti a Dio chiamandolo Padre (Gal.; Rm.) Senza questo Spirito non possiamo condurre una vita filiale. Solo se siamo guidati dallo Spirito di Dio possiamo vivere come figli di Dio, quindi è lo Spirito di Cristo che crea in noi l’atteggiamento della figliolanza che ci fa in noi suoi coeredi, Paolo in Corinzi parla della caparra dello Spirito come garanzia della nostra vita futura. In Galati ci dice che lo Spirito si acquisisce mediante la fede, che Lui ci fa conoscere Dio. Che è Lui che ci fa comprendere la Parola di Dio.

Lo Spirito ci conforma a Cristo, infatti in Paolo dire “nello Spirito” o “in Cristo” sono equivalenti. Questo per sottolineare l’intima relazione tra Cristo e lo Spirito. La presenza dello Spirito in ogni credente deve essere messa in relazione al nostro corpo, perché? Perché come si dice in 1Cor. 6,19 “Il nostro corpo è tempio dello Spirito Santo, condizione legata all’unione di Gesù del cui corpo noi siamo le membra e con il quale formiamo un solo Spirito”. Quindi lo Spirito che agisce in ognuno attribuisce i propri doni come vuole, ma tutti devono contribuire all’edificazione dell’unico corpo di Gesù Cristo che è la Chiesa. Quindi l’unità è data dall’azione dello Spirito.

Gli scritti attribuiti a Giovanni. Lo Spirito in Gv. Ci presenta alcune sfumature che si possono cogliere. Egli parla  come Spirito Paraclito, perché consola i discepoli e li assiste nella missione. Invece lo Spirito di Verità rende testimonianza. Cosa lo Spirito comunica ai discepoli? Fa ricordare a loro ciò che Cristo ha detto. Mantiene la Parola e la presenza di Gesù, lo vede anche come Spirito della vita, è lo Spirito di vita l’origine della nuova nascita dell’uomo. Questo Spirito è lo Spirito che ci porta alla vera conoscenza di Dio e di Cristo, cosa che l’uomo non può fare da solo. È importante la 1Gv che dice che lo Spirito è l’olio dell’unzione e ti introduce alla vera conoscenza di Dio e fa si che i credenti possano rimanere in questo amore.

Conclusione.

Cosa si può evincere? Che lo Spirito è riferito sempre a Gesù, non perché Cristo è risorto ed è stato glorificato ed è in piena comunione con il Padre, ma perché l’azione che lo Spirito compie nella Chiesa e nell’uomo non può prescindere da Cristo. La Chiesa costituisce il corpo di Cristo con l’evangelizzazione e la missione, diffondendo il messaggio di Cristo. Questo Spirito ci è dato come Spirito di Dio, ma anche come Spirito di Cristo e non bisogna guardare lo Spirito come subordinato a Cristo. Perché dalle due missioni si realizza l’opera di salvezza voluta dal Padre, per cui si può concludere dicendo che il Padre realizza il suo disegno salvifico nella mediazione unica di Cristo, l’vento Cristo si realizza nello Spirito, e Gesù stesso nella sua vita testimonia lo Spirito. Quindi la salvezza arriva agli uomini attraverso lo Spirito, e lo Spirito che universalizza, rende efficace, presente l’opera di Cristo. (sacramenti). La volontà salvifica non si limita solo ai credenti, è ampia e raggiunge tutti gli omini di Buona Volontà. La salvezza universale di Gesù Risorto si esercita nello Spirito che è il mezzo attraverso il quale questa salvezza diventa effettiva.

Il carattere personale dello Spirito Santo secondo il N.T.

Per quanto riguarda il carattere personale dello Spirito Santo, Congar pone alcune difficoltà, perché egli sostiene che lo Spirito non dice noi “IO”, però da alcuni testi come Paolo, Atti, Gv. Non si può non tenere conto perché questi testi presentano lo Spirito come un essere personale, un soggetto che agisce.

Atti: Spirito che avverte, vieta, dice, decide.

Paolo: Spirito scruta, intercede, è mandato.

Il testo che ci presenta lo Spirito come persona è Giovanni. C’è lo presenta come soggetto che non è privo di iniziativa, ma ha libertà di decisione, in forza di ciò lo Spirito insegna, ricorda, rende testimonianza. Quindi in Paolo e Gv. Notiamo un notevole parallelismo fra le azioni attribuite a Gesù e quelle attribuite allo Spirito. Per cui se c’è somiglianza nelle azioni divine, non può esserci differenza nell’essere o non essere persona.

Il Figlio e lo Spirito in relazione all’unico Dio.

Nel vedere il Figlio e lo Spirito in relazione all’unico Dio, dobbiamo guardare al N.T. perché nell’A.T. ci viene presentato un monoteismo rigido, invece nel N.T. ci viene presentato un Dio unico ma con la struttura trinitaria della salvezza. Si può dire che tra i tre c’è identità di divinità anche se c’è un maggior svelamento, quindi Dio si manifesta così com’è. I testi del N.T. ci presentano che Gesù è Dio essendo il Figlio e addirittura in Gv. 5,35, Gesù ci dice: “Io sono” e ci rimanda ad Es. 3,14. Paolo si riferisce a Gesù come Dio, quindi Gesù è presentato come Dio nel N.T. lo stesso iter si può dire dello Spirito Santo, anche se non c’è nessuna affermazione esplicita che ci parla della sua divinità, però è la sua associazione al Padre e al Figlio che lo colloca chiaramente dalla parte di Dio. Quindi la struttura trinitaria di salvezza nel N.T. si può riassumere: l’iniziativa viene dal Padre che manda Gesù il quale con la sua morte, resurrezione e glorificazione dona lo Spirito che abilita l’uomo alla vita nuova. Solo l’intervento congiunto di tutte e tre possono portare l’uomo e il mondo alla salvezza. Quindi nel N.T. linea discendente: Padre – Figlio – Spirito Santo, ma anche una linea ascendente: Spirito Santo – Figlio – Padre, quindi in definitiva il Figlio e lo Spirito uniti all’unico Dio nel N.T.

Testi triadici. 

Nel N.T. ci sono sia passi dove si vede  la fede Cristologica e ci sono passi dove c’è la struttura triadica, Padre, Figlio, Spirito Santo. Questa struttura manifesta l’agire trinitario a cominciare dall’annunciazione. Poi ci sono passi in cui ci sono formule trinitarie come quella battesimale in Mt. 28,19 testo che ha avuto la rilevanza nella tradizione della chiesa e in cui si afferma la pluralità delle persone nell’unità. In questo testo è presentato l’ordine storico-salvifico discendente: Padre, Figlio, Spirito Santo. 1Cor. 13,13 la Grazia viene identificata con Cristo, il quale è fonte dell’amore, lo Spirito Santo fonte di comunione tra Dio e gli uomini e fra gli uomini stessi. È una formula che utilizziamo nell’accoglienza. 1Cor. 12,4,6 (carismi) abbiamo l’ordine nascendente: Spirito Santo, Figlio, Padre, dice che uno solo è lo Spirito, uno solo è Dio che opera tutto per tutti.

Un altro testo triadico Gal. 4,4-6 poi nel vangelo di Gv. E nei testi Paolini troviamo come questi autori abbiano coscienza del fatto che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo si trovano unito in modo speciale.

La Chiesa con un ulteriore riflessione mostrerà come la cristologia e la pneumatologia, non sono un ostacolo al monoteismo del N.T. I testi trinitari hanno senso alla luce dell’economia della salvezza in cui Dio si rivela come Padre in Gesù e attraverso la mediazione di Gesù nello Spirito compie questa economia salvifica. Le formule sono punti di partenza di una riflessione ulteriore.

Riflessioni conclusive.

In questo capitolo si sono fatte delle riflessioni biblico-sistematiche dai quali possiamo evincere alcuni punti fermi della rivelazione del Mistero di Dio. Da questa rivelazione scaturisce l’inserimento dell’uomo nella vita divina. (Ef. 2,18).

I risultati ottenuti si possono dividere in sei punti:

  1. La rivelazione di Dio avviene di fatto con l’invio del Figlio e dello Spirito da parte del Padre. La salvezza dell’uomo consiste nella figliolanza divina. Questo è il fine della missione del Figlio e dello Spirito.
  1. Queste due missioni non sono indipendenti ma correlate, in relazione l’una all’altra.
  2. Gesù oltre ad essere Figlio di Dio venuto nel mondo e anche portatore dello Spirito. Da qui la teologia dell’unzione.
  3. Dal Mistero Pasquale si evince l’amore di Dio Padre e del Figlio per gli uomini e che nella resurrezione si ha l’unità tra il Padre e il Figlio da cui scaturisce l’effusione dello Spirito Santo.
  4. La presenza di questo Spirito in Gesù è un processo dinamico. Questo Spirito è colui che sospinge Gesù uomo al Padre ed è questo Spirito che Lui dona.
  5. Quest’economia salvifica si è realizzata mediante l’azione dello Spirito Santo, mostrandoci la loro unità e la dinamica trinitaria della salvezza che è l’unica strada che in qualche modo ci fa conoscere ciò che Dio è in se.

FONTE: MISTERO DI DIO: Mons. Ladaria

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