Ci sono giorni che scorrono come tanti altri e giorni che, invece, si fermano nell’anima.
Oggi è stato uno di quei giorni.
Sapendo che dal prossimo 1° settembre inizierò il tempo della pensione, i miei cari alunni della 3ATL dell’ITT “Ettore Majorana” di Milazzo mi hanno regalato qualcosa che va ben oltre ogni oggetto materiale: emozione, gratitudine e affetto sincero.
Mi hanno consegnato un meraviglioso messaggio scritto a mano, un bellissimo mazzo di girasoli, un orologio e dei dolcini. Gesti semplici, forse. Ma carichi di un significato immenso.
Leggere le loro parole è stato come riavvolgere il filo del tempo.
Nel loro messaggio non ho trovato soltanto un saluto per un professore che si avvia verso una nuova stagione della vita. Ho trovato il racconto di un cammino condiviso. Hanno ricordato le nostre ore insieme, le riflessioni, i sorrisi, i momenti di confronto e persino quelle ironie leggere che rendevano più luminose le giornate scolastiche.
Mi hanno scritto parole che custodirò gelosamente:
«Ci ha sempre ascoltati, facendoci sentire considerati e mai giudicati».
E ancora:
«Le sue ore sono state uno spazio di confronto libero».
Sono frasi che commuovono profondamente. Perché un insegnante, in fondo, porta nel cuore un desiderio semplice e grande: non limitarsi a trasmettere nozioni, ma aiutare i ragazzi a crescere come persone.
La religione, per me, non è mai stata soltanto una disciplina scolastica. È stata occasione per interrogarsi sul senso della vita, sul rispetto reciproco, sulle relazioni, sulle fragilità e sulle speranze che abitano il cuore umano. Per questo le loro parole hanno toccato corde profonde: mi hanno fatto capire che qualcosa di buono è arrivato davvero.
I girasoli, con il loro colore acceso e rivolto alla luce, sembravano parlare da soli.
L’orologio mi è apparso come un simbolo bellissimo: il tempo trascorso insieme non si misura soltanto in ore di lezione, ma nella qualità degli incontri e nella memoria che lasciano.
E quei dolcini, condivisi con semplicità, avevano il sapore della festa e della riconoscenza.
La pensione viene spesso raccontata come un traguardo, quasi una linea di arrivo. In realtà, come hanno scritto loro, è anche l’inizio di altri percorsi. E oggi ho sentito con forza che nessun nuovo cammino cancellerà ciò che è stato vissuto.
Perché la verità è questa: un insegnante non va mai davvero in pensione dal cuore dei suoi alunni.
Le classi cambiano, gli anni scorrono, i registri si chiudono. Ma restano gli sguardi, le parole, i piccoli gesti che hanno costruito fiducia e umanità.
Alla mia cara 3ATL voglio dire semplicemente grazie.
Grazie per il vostro affetto.
Grazie per avermi ricordato che educare è prima di tutto incontrare.
Grazie perché oggi non mi avete donato soltanto dei fiori, un orologio e dei dolci, ma la certezza che questi anni trascorsi insieme non sono stati vani.
Porterò tutto questo nel cuore.
Con affetto e gratitudine,
prof. diacono Tonino Maiorana 🌻❤️

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