Unus Panis, Unum Corpus, Multi Sumus – Seminario Arcivescovile di Messina 7 dicembre
C’è un silenzio particolare nei corridoi del Seminario San Pio X di Messina al mattino. È un silenzio che non pesa: accoglie, abbraccia, accompagna i passi di chi entra con il cuore pronto a lasciarsi plasmare dalla grazia. Così è iniziato il ritiro d’Avvento della comunità diaconale e degli aspiranti al diaconato della nostra diocesi insieme alle loro famiglie. Una giornata semplice, essenziale, ma profondamente densa di ascolto, fraternità e Eucaristia.
10.00 – L’accoglienza: l’inizio di un cammino
Uno dopo l’altro arrivano i diaconi e gli aspiranti della Comunità diaconale con le loro famiglie. Un saluto, un sorriso, una stretta di mano. Non è un incontro formale: è ritrovarsi a casa. La casa della formazione, la casa del discernimento, la casa in cui tanti hanno compreso la voce del Signore.
Dopo i saluti iniziali, tutti si raccolgono in silenzio per pregare insieme l’Ora Media: parole antiche che diventano nuove, un’unica voce che sale come offerta, un unico respiro che prepara il cuore alla riflessione.
10.30 – La riflessione di mons. J. Costa: l’Eucaristia, sorgente e culmine
Mons. Costa prende la parola con il tono mite che lo contraddistingue, ma ciò che dice è di una forza sorprendente: l’Eucaristia è il cuore pulsante della comunità cristiana dalle sue prime ore.
Con grande chiarezza, ripercorre le tre fonti bibliche dell’Eucaristia:
- I racconti dell’Ultima Cena – Matteo, Marco e Luca.
- I testi “eucaristici” di Marco e Giovanni, soprattutto il grande discorso sul “Pane della Vita”.
- La pratica eucaristica negli Atti degli Apostoli, dove si scopre una Chiesa che già vive, celebra, divide il pane.
Ed è proprio da qui che mons. Costa parte: dagli Atti.
«Partecipavano assiduamente…» non è un dettaglio: è una dichiarazione.
Appena la Chiesa nasce, l’Eucaristia è già lì.
Non è un simbolo, non è un ricordo nostalgico: è un gesto vissuto, condiviso, custodito.
Il relatore ci accompagna poi nei racconti dei Sinottici, facendo emergere una particolarità preziosa: Luca, più di Matteo e Marco, inserisce le parole «Fate questo in memoria di me», e lo fa attingendo direttamente a San Paolo e alla Prima Lettera ai Corinzi – il più antico testo eucaristico della Tradizione.
San Paolo non scrive a una comunità perfetta.
Tutt’altro: a una comunità complicata, disordinata, moralmente fragile.
Ed è proprio lì che ottiene i frutti migliori.
Da Paolo apprendiamo i gesti originari:
“prese un pane, rese grazie, lo spezzò” – un solo pane, un solo calice, segni di una comunione che non è mai “dispersiva”, ma unificante.
E così mons. Costa ci conduce ad Antiochia: la comunità dalla quale la liturgia si diffonde, il modello che – 20 anni dopo – anche Luca riproporrà. Il rito che celebriamo oggi affonda le radici proprio lì.
La riflessione si chiude con una verità semplice e potente:
l’Eucaristia non è un rito tra gli altri. È la Chiesa. È la nostra identità. È il luogo in cui diventiamo ciò che celebriamo: un solo pane, un solo corpo, noi che siamo molti.
Segue un momento di risonanza: i volti parlano, i cuori si aprono.
L’Eucaristia – lo si percepisce – è davvero il centro di tutto.
12.00 – La Messa con il nostro Arcivescovo
Ci spostiamo nella cappella del seminario. L’Arcivescovo mons. Giovanni Accolla presiede l’Eucaristia con un sorriso paterno. È un momento di comunione profonda: diaconi, aspiranti, famiglie, l’Arcivescovo stesso… tutti attorno all’unica mensa, come un’unica famiglia.
Il clima è semplice, raccolto, luminoso.
L’Avvento – attesa del Signore che viene – si respira in ogni gesto.
13.30 – Il pranzo fraterno e il 9° anniversario episcopale
Nel refettorio del seminario si crea un clima di festa spontanea: cibo condiviso, risate, scambi di esperienze, sguardi fraterni. L’Arcivescovo si siede in mezzo a noi, come un padre tra i suoi figli nel ministero.
È il momento per fargli gli auguri per il 9° anniversario della sua ordinazione episcopale.
Un applauso nasce spontaneo, un brindisi semplice ma sincero sigilla l’affetto e la gratitudine di tutti.

15.00 – I saluti: ognuno torna alla propria missione
Dopo un ultimo abbraccio, un grazie, un “alla prossima”, ciascuno riprende la strada verso la propria casa, la propria parrocchia, il proprio servizio. Ma non si riparte come si è arrivati.
Si riparte con un cuore più unito, con una consapevolezza più forte:
non siamo solo individui che servono.
Siamo un corpo.
Siamo molti, ma un solo pane.
Un ritiro semplice. Un ritiro necessario. Un ritiro che ci ha ricordato chi siamo.
Nella luce discreta del seminario, mentre il Natale si avvicina, abbiamo compreso ancora una volta che il diacono non vive per sé, ma per servire il Pane della vita e per portarlo ai fratelli.
Unus Panis. Unum Corpus. Multi Sumus.
Che questo sia il cammino della nostra comunità diaconale. Sempre.
✍️ Diacono Tonino Maiorana






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